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Ma chi l'ha detto che in terza classe si viaggia male...ci si sta meglio che in ospedale".
parole di una vecchia, ma sempre attuale, canzone di
Francesco De Gregori. La terza
classe del Titanic che portava a prezzi accessibili,
braccianti italiani a New York. Mezzo di
trasporto di gran lusso, questa terza classe se si pensa al bracciante ugandese, somalo, turco, albanese...che viaggia a bordo di
un gommone o di un peschereccio. Ce li ricordiamo tutti i morti
nel Mediterraneo dell' estate e dell'autunno
scorso. Corpi di uomini, donne e bambini alla
deriva. Altre fughe dalla povertà e dalla fame conclusesi
tragicamente. Dozzine di persone appollaiate in un gommone in condizioni
inumane. Ma questa che classe era? Facendo una
valutazione molto superficiale potremmo dire soppesando la qualità del servizio
a bordo e la cortesia del personale, rispetto a Titanic, che è la nona o la
decima classe?
Nell'era della globalizzazione,di classi ne
nascono tutti i giorni, e nessuno si indigna.
Più della metà del
mondo è ai margini dei processi di modernizzazione di
cui spesso conosce solo le drammatiche contraddizioni, l'aumento del debito e
della dipendenza delle forniture straniere. Il crescente divario economico (
con ripercussioni sui valori umani) dei paesi in via di sviluppo ed i paesi
sviluppati, ci deve far riflettere necessariamente e far
porre alcune domande:
v fino a quando un padre ed una madre di paesi in stato di
sottoalimentazione accetteranno la morte dei loro figli?
v Fino a quando gli uomini e le donne dei paesi in via di
sviluppo accetteranno di non avere le stesse
opportunità di realizzare il proprio potenziale umano nei confronti degli
uomini e le donne dei paesi sviluppati?
v Ci sarà nel mondo un reale movimento per la ridistribuzione
della ricchezza umana?
Chissà se queste,
assieme a molte altre domande, un giorno potranno avere delle
di risposte?
Francesca Baio