LA FEDE NELL'ERA
DELLA GLOBALIZZAZIONE
Incontro con Alex Zanotelli Marineo 21 febbraio 2004
Incontro tenuto a Marineo il
21 febbraio 2004
testo raccolto da Tonino
Cangiatosi
trascritto da Nino Di
Sclafani
Prima di tutto davvero un
grazie. Sono capitato qui semplicemente perché sto facendo degli incontri a Palermo, dedicati agli adulti impegnati nel campo del sociale.
(…)
Per me è davvero una grande grazia il poter incontrare
persone, soprattutto così, disperse su questi piccoli cocuzzoli di monti in
questi paesini. E' molto importante, perché molto spesso non avete l'occasione
di confrontarvi con certi argomenti, l'importante è che certe idee incomincino
a girare. Ormai viviamo in un unico mondo e siamo tutti attanagliati da questi
problemi, e toccherà a tutti risolverli, ed è questione di vita o di morte per
tutti.
Io vorrei attenermi davvero
al tema che mi avete dato questa mattina, che è "la fede nell'era della
globalizzazione", e volevo proprio partire da qui, vorrei prima di tutto
sottolineare l'importanza dell'incontrarci, io lo sottolineo sempre a tutti
questo, un incontro come quello di questa mattina potrebbe sembrare un caso, ma
nella vita io ho scoperto che non ci sono casi, io dico a tutti che o tutto è
assurdo o tutto è grazia. Può darsi che tutto sia assurdo, non è detto che è matematicamente
escluso, ma se tutto non è assurdo allora tutto è grazia, grazia tra virgolette,
cioè tutto ha un significato, e tanto più se ci troviamo qui questa mattina, in
questo momento così difficile, è di grande significato. Prima di tutto
l'incontro come tale, io ho ringraziato gli studenti, li ho salutati
personalmente, perché credo che ogni incontro è un gran mistero, perché ci si
guarda in volto, perché ci si incontra. Io ho sessantacinque anni, e quando
ogni tanto mi chiedo: ma chi sono io? L'unica risposta che io posso dare è che
sono le persone che ho incontrato nella mia vita, quindi l'incontro con l'altro
diventa una enorme ricchezza, e tutti gli incontri a volte sembrano per caso,
ma quando ci pensi su dici: ma guarda….. proprio ora, ed ecco perché tengo
molto all'incontro di questa mattina, io sono sicuro che ne uscirò anch'io più
umano, più ricco di prima, ed ecco perché vi ringrazio, ringrazio anche voi di
quest'occasione, quasi imprevista, non sapevo neanche che esisteva Marineo.
Seconda cosa penso che
facciamo questa riflessione sulla fede nell'era della globalizzazione in un
momento particolarmente grave. Difficilmente abbiamo avuto nella storia un
momento tanto grave come questo. Per la prima volta non si tratta di vita o di
morte per un gruppo umano o per una nazione, il problema ormai è del mondo, è
del pianeta, è la vita stessa che è minacciata. Guardate che questo è nuovo,
realmente nuovo, e quindi è opportuno
portare tutti noi a capire, a riflettere. La situazione internazionale è di una gravità
estrema, se voi pensate a una guerra come quella contro l'Iraq, dopo aver
dichiarato guerra, dopo aver bombardato il paese, vedete Bush istituisce una
commissione per scoprire chi ha imbrogliato chi. C'è da essere matti! Oggi
sappiamo altre cose di sicuro, che Saddam Hussein, e non sto certo qui a
difenderlo era un dittatore, ma non era l'unico, ne hanno appoggiati tanti di
dittatori; Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. Il New York
Times, settimane fa ha scritto a lettere molto chiare che non c'è nessuna
relazione tra Saddam Hussein ed Al Qaeda o Bin Laden, nessuna.. E questo non ci
voleva neanche molto a capirlo, perché Saddam Hussein è un riformista, basta
conoscere il mondo arabo. Un'altra rivelazione è quella di O'Neil, ex ministro
del tesoro sotto l'amministrazione Clinton, che ha detto che nella prima seduta
di gabinetto del governo Bush, quindi siamo nel gennaio del 2001, il presidente
aveva già parlato di un attacco contro l'Iraq, nove mesi prima dell'attacco
alle torri gemelle, vi chiederete allora: ma perché abbiamo fatto questa
guerra? Ma in che mani siamo? Ma cosa sta avvenendo? Badate sono domande che
ogni onesto cittadino deve porsi. Guardate che siamo in pericolo di vita o di
morte. La mia grande paura sull'Iraq è che il mondo islamico abbia percepito
l'attacco contro l'Iraq come un atto di ostilità del mondo cristiano contro il
cuore dell'islam. Se fosse così non ci salveremo più, da guerre di religione,
da crociate e con le armi di distruzione che possediamo dovreste intuire dove
si sta andando, per cui riflettiamo su questo.
La nostra situazione
nazionale non è molto più semplice, vi riporto una citazione di Karl Popper,
uno dei più grandi pensatori liberal degli Stati Uniti, lui, già dieci anni fa,
ha detto al popolo americano: con questa televisione non ci può essere
democrazia. Pensate dieci anni fa e non parlava dell'Italia bensì degli Stati
Uniti, con questa televisione non ci può essere democrazia. Che cosa direbbe
oggi Karl Popper al popolo italiano? Dove il 95% dei mezzi di comunicazione
sono già oggi in mano al Presidente del Consiglio. Alla finanza che fa capo a
lui. Guardate che è in ballo la nostra democrazia, non stiamo a scherzare.
Tutto questo è di una gravità estrema. Ho fatto solo alcuni accenni per dire
che è un momento particolarmente grave ed in questo contesto penso sia
importante riflettere: ma
La fede nell'era della
globalizzazione, io voglio entrare subito in questo contesto con una parola,
quando si parla di fede bisogna stare sempre molto attenti, io sono molto grato
al Signore perché mi ha aiutato, mi ha fatto passare attraverso Korogocho, e
qui sono stato alla scuola dei poveri e i poveri sono grandi maestri di
spiritualità. Io ero convinto che forse Marx avesse ragione quando diceva che la
religione è l'oppio dei popoli, ha sbagliato invece, perché la religione nei
poveri è di una profondità incredibile, ciò non vuol dire che non possa essere
strumentalizzata, per carità, ma ha una profondità che è incredibile. Sono
stati proprio i poveri che in dodici anni mi hanno aiutato a leggere le
scritture, tutte le sere noi spendevamo ore a fianco dei malati di aids, a
celebrare l'eucaristia, per dire che Dio voleva loro bene, ascoltavo sempre le loro parole, e loro
a me: ma perché ascolti noi, tu bianco sei lì così attento. Bisogna sempre
ascoltare gli altri, quando si leggeva il Vangelo avreste dovuto vedere come i
poveri lo rileggevano. Ho qui con me una Bibbia ,
Se date in mano un testo del
nuovo testamento, ad esempio l'Apocalisse,
a Bush diventa pericolosissimo, se lo date in mano alle comunità di
resistenza che l'hanno scritto sotto l'impero romano e che resistevano grazie a
quel libro assume tutto un altro significato. Questo libro,
Quando io parlo di fede
parlo della mia cognizione biblica, della mia cognizione delle scritture
ebraiche e delle scritture cristiane. A Korogocho ho avuto l'occasione di
rileggere
Se io esprimo dei giudizi li
esprimo partendo dal mio dato e capirete subito che parto da Korocgocho, dove i poveri mi hanno
aiutato a leggere le scritture.
La novità delle scritture
ebraiche, sembra oggi, che sia costituita dall'esperimento di questo Dio
misterioso, quello che loro chiamavano Jahve, nome che molto probabilmente non
ha un significato è solo un tentativo di dargli un nome, Jahve appunto. Dio
appare per la prima volta nella storia umana, come il Dio di un branco di
schiavi. E' assurdo, perché Dio nel
medio oriente, grazie a tutti i dati che conosciamo dall'archeologia, da quando
sono nati gli imperi e le città stato, Dio è sempre stato il garante del
faraone, il Dio del re, il Dio dei vincitori,
dei grandi; non è mai apparso un Dio di un branco di schiavi. Questa è la novità e
soprattutto che questo Dio non può tollerare che questo gruppo di schiavi viva
all'ombra dell'impero, usato dall'impero per i suoi interessi. E Dio vuole la
liberazione di questo clan di schiavi, è questo il cuore della nascita di
Israele. Non è
Ogni impero, quello
faraonico, quello romano e il nostro di oggi, sono costruiti su tre fondamenti.
Primo un'economia di
opulenza, che fa in modo che pochi abbiamo la pancia piena a spese di molti
morti di fame, anticamente l'impero
aveva il 5% di gente con la pancia piena, il faraone, i principi, i sacerdoti
tutta la classe dirigente, ed il resto…… in funzione. Economia di opulenza, la magnificenza
dell'impero, i palazzi, le piramidi ed il resto…… in funzione.
Secondo, per ottenere tutto
questo doveva esserci per forza una politica di oppressione, dove gli apparati
statali, gli apparati dell'impero sono usati per tenere al bada il 95 % della
gente: politica di oppressione.
Terzo, avete bisogno di una
religione, l'uomo e sì un animale
politico, economico ma anche religioso. Sono sciocchezze quelle del
post-modernismo, l'uomo ha sempre bisogno di una spiegazione del perché vive,
del dove viene e dove va. Ogni impero ha la sua religione. Una religione
civile, dove Dio e cooptato dall'impero e benedice l'impero. E proclama
a tutti: non avete mai avuto una vita così bella, massimo se qualcuno
soffre tanto poi c'è il paradiso, è la religione imperiale
Dio sogna qualcosa d'altro
per il suo popolo. Sogna che questo branco di schiavi sia comunità, società alternativa all'impero,
per essere tale deve avere una economia di uguaglianza, dove i beni di questo
mondo siano il più equamente divisi.
Emblema di questo, nella bibbia, è la manna. La prima reazione che il
popolo ebraico ha, quando esce dall'economia imperiale è la fame, assaporano la
libertà ma si lagnano per quello che hanno lasciato indietro, si guardano
attorno e trovano la manna, (me l'hanno mostrata anche sulle Madonie, la
ricavano da alcuni alberi), così essi incominciano a capire che si può
sopravvivere anche nel deserto. Ricevono, però, un ordine: la manna non si può
capitalizzare, se ne raccogliete il doppio marcisce, ce ne a sufficienza per
tutti per un giorno. Per arrivare a questo, ad una economia di uguaglianza
dovete avere un politica che persegua la giustizia. La più grande fesseria che
stiamo vivendo in questi anni è che il mercato livellerà tutto dandoci il
benessere. Ma se ognuno di noi è un egoista nato che pensa solo a se stesso, ma
immaginate quando moltiplichiamo questo difetto per la collettività cosa ne
vien fuori.
Ogni società lasciata a se
stessa tende a strutturarsi nella disuguaglianza, quindi soltanto una politica
che persegua la giustizia che faccia attenzione agli ultimi, al povero, alla
vedova, all'orfano, potrà permettersi di instaurare un'economia di uguaglianza
e per fare questo avete bisogno di una profonda esperienza religiosa, umanistica
che è un sogno, è un'utopia, e nella bibbia ciò è chiamato l'incontro con Dio,
con Jahve, che non è il Dio dell'impero,
è il Dio degli schiavi è il Dio totalmente libero, totalmente altro, è il Dio del povero, della vedova,
dell'orfano, dell'immigrato, della prostituta, di chi non conta. E ascolta il loro grido e rimette in
discussione ogni sistema che schiaccia ed uccide, e questo è il cuore della
nascita dell'antico popolo di Israele, che poi tradisce tutti i sogni di Dio,
dopo duecento anni dall'Esodo c'è già la monarchia e arriverà quindi la
profezia. I profeti verranno a ricordare questo antico sogno e a denunciare il
peccato, il tradimento di questo sogno.
Ma con le scritture
cristiane cos'è che avviene? Ho qui un testo di Bruegemann che alla fine dice:
"Penso che la possibilità della Passione sia parte integrante e
prioritaria dell'agenda profetica e sia proprio ciò che la coscienza regale,
cioè imperiale, vuole sradicare.
In Gesù cos'è che avete?
Avete che questo sogno di Dio prende carne, volto, nel carpentiere di Nazareth,
ecco dov'è l'incarnazione, ecco il sogno, prende corpo, prende volto in Gesù,
in un momento. E lo fa a Nazareth, un piccolo villaggio della Galilea. Una
Galilea che si trova alla periferia dell'impero romano, una Galilea dove la
gente è strozzata, schiacciata, guardate che solo oggi incominciamo finalmente
a capire quello che Roma era, quello che Roma faceva, come si manteneva in
piedi, come dissanguava la gente, soprattutto alla periferia dell'impero. La
gente della Galilea, in particolare, che doveva pagare non una, ma tre tasse.
Una a Cesare, una al tempio e una al re Erode Antipa.
Durante il periodo di Gesù
hanno dovuto costruire non una, bensì due capitali amministrative, Seppois e
Tiberiade. Se non avevi soldi dovevi pagare in viveri, non tutti i
contadini possedevano soldi, se non
avevi più viveri, sembra che i tre quarti del raccolto servivano a pagare le
tasse, dovevi fare un debito, usura, rischiando di perdere il tuo campicello,
c'era un'enorme presenza di latifondi in Galilea al tempo di Gesù; se non avevi
più il campo dovevi vendere te, la moglie e i figli in schiavitù.
Ed è a questa gente che Gesù
annunciò
Gesù è crocefisso, non
dimentichiamolo, è una morte politica, è visto davvero come uno schiavo e come
un criminale. Sappiate che perfino nel
Tempio i sommi sacerdoti compravano a fior d'oro il loro titolo da Roma, tutti
hanno visto in Gesù una minaccia al
sistema.
Al quel crocifisso, fuori le
mura, dice
E questo il cuore della
religione biblica, delle esperienze nelle scritture ebraiche e cristiane, è
questo il cuore che ci ha rivelato Gesù, rivelandoci l'Abbà, il papà. Ed è la
stessa passione che io ho imparato a Korogocho dai poveri, in questa lettura,
nella certezza che Lui c'è, non è un Dio che sta in paradiso e un Dio che sta
all'inferno ed è Lui che mi ha aiutato alla scuola dei poveri, lentamente,
oltretutto, a rileggere le scritture e a capire la sua passione. Se c'è una
cosa che mi ha sconvolto a Korogocho è che questo Dio è profondamente trafitto
dal dolore umano, ma non è un Dio che può risolvere, non è un Dio miracoloso.
Noi pensiamo che ad un certo punto c'è qualcuno che ci tirerà fuori. Dio non ha
tirato neanche Gesù, suo figlio, da quella croce. La debolezza di Dio, perché Dio
è onnipotente ma è anche debole, proprio perché ci ha creato liberi, la
debolezza di Dio, dicevo, ripropone la
nostra responsabilità storica, oggi, in questo momento che è di gravità
capitale. Quindi sta a noi rimetterci in piedi, a noi uomini e donne trovare le
soluzioni.
Dio lo sentiamo come una
passione enorme, come colui che con la forza dello spirito ci spinge, ma non
per fare il miracolo, perché non lo farà. Ecco allora l'importanza del leggere
questa situazione, ciò che ho visto a Korogocho, ciò che vedo qui, quando voi
leggete tutto questo capite chi è Dio, cosa vuole da noi, capite l'assurdità
totale del sistema dentro cui viviamo.
Io ve lo descrivo semplicemente così: vivete,
viviamo dentro un sistema, oggi lo chiamate globalizzazione, badate che la
globalizzazione non è cattiva, dipende come la usate, se la usate male è
cattiva se la usate bene, però, può divenire quello che
Poi parliamo di democrazia,
di diritti umani. Ho letto un'intervista che ha rilasciato Berlusconi a New
York Times, dico un'intervista, non le battute che è solito fare qua e là,
parlo della prima pagina del New York Times, dove il nostro premier dice:
"la comunità delle democrazie occidentali deve essere pronta ad
intervenire come esportatrice di democrazia e di libertà nel mondo
intiero." Cosa esportiamo? Banche? Armi? E' questa la domanda. I bisogni
fondamentali umani sono i diritti fondamentali; quand'è che torniamo a parlare
di diritto al cibo, del diritto all'acqua, del diritto alla salute, son questi
i diritti umani fondamentali, senza i quali non si può vivere. Ma questo
sistema economico-finanziario nega radicalmente tutto questo. E' un sistema,
guardatelo bene, imperiale, una sorta di oligarchia. Avete una cupola,
so che voi capite bene questi termini mafiosi, c'è, dicevo, una cupola
di 300-400 famiglie che praticamente decidono le sorti del pianeta. Pensate che
le prime tre famiglie più ricche al mondo dispongono dell'equivalente
finanziario del prodotto interno lordo di 48 stati africani abitati di 600
milioni di persone. Il solo Bill Gates l'anno scorso ha avuto un guadagno netto
di 40 miliardi di dollari. Sono queste potentissime famiglie che praticamente
detengono il potere finanziario. Oggi l'economia conta davvero poco: è la
finanza a detenere il potere. Pensate che spostiamo ogni giorno duemila
miliardi di dollari, in tempo reale. Le Borse non chiudono mai: è questo il
cuore del sistema. Tutto legato a servizi segreti, logge massoniche, P2, mafia.
Queste famiglie decidono praticamente tutto, attraverso
Pensate ad esempio a tutte
le privatizzazioni contenute nel GATS, cioè nel Trattato Generale sul Commercio
dei Servizi, sottolineo: commercio dei servizi, ma di che servizi parlano?
Acqua, scuola, sanità, prigioni. Pensate che gli Stati Uniti hanno la più alta
popolazione carceraria del mondo. Il 40% delle carceri americane è già stato
privatizzato. Tutto è merce. La scuola diventa commercio come qualunque altra
cosa. Tutto questo è contenuto nel trattato del GATS. L'Europa, tra l'altro,
sta battendo gli Stati Uniti a livello di servizi. Noi europei siamo i più
grandi esportatori di servizi al mondo, ci siamo dentro fino al collo, tra
l'altro abbiamo il primato nel settore dell'acqua. Badate che non saranno solo
i poveri a pagare, voi che siete al Sud
sapete cosa significa essere al Sud del Nord del mondo, in questo contesto
delle privatizzazioni. Ed è anche ovvio che buona parte della gente pagherà per
queste cose, a beneficio di chi? Ma di quattro gatti, che guadagnano a non
finire, somme che non sanno neanche dove andare a buttare. Il problema non è
solo a Korogocho, ne abbiamo ovunque di problemi. Io sono a Napoli, ho scelto
di vivere al Rione Sanità per stare vicino a questa realtà, a questa gente.
Sono stato a Chicago, a tre chilometri dal cuore di Chicago, ho dormito per tre
giorni in un ghetto nero, un milione di neri, non vedete un volto bianco,
l'anno scorso quattrocento omicidi a tre chilometri dalla capitale finanziaria
del mondo. Negli Stati Uniti sono 60 milioni i poveri, 30 milioni in Europa e
sono in crescita. Venite a Napoli. Noi di solito prendiamo la nave di notte la
domenica sera, arriviamo alle sei del mattino a Napoli, salendo la via Toledo vedi
sui marciapiedi la gente che dorme nei cartoni, è questa la nostra realtà, la
povertà è in crescita.
Provate a domandarvi quando
l'acqua sarà privatizzata a Korogocho chi sarà in grado di comprare l'acqua
Ferrarelle o l'acqua Vera. Questo stato di cose le paghiamo tutti, e, alla
fine, soprattutto i poveri. Quindi il mio appello a voi tutti è quello di
leggere la realtà e a dire di no. Ma non in nome di chissà quali principi, se
voi parlate di fede è la mia fede che mi aiuta a leggere la realtà, io non sono
un politico, io non sono un economista, non sono un sociologo. Leggo la realtà
partendo dalla Fede di cui vi ho detto prima.
Ci sono altri due passaggi
indispensabili per la comprensione: il legame strettissimo che c'è tra
economia, finanza e armi. Ve lo dirò così, brutalmente se il 20% del mondo
vorrà continuare a consumare l'83% delle risorse di questo mondo dovrà armarsi
fino ai denti. Solo le armi proteggeranno il nostro benessere davanti a 5
miliardi di essere umani. Solo le armi, ed ecco perché ci armiamo fino ai
denti, perché non vogliamo il nostro regime di vita, non ve lo dice un
imbecille di missionario. Vi cito Rumshfield, il ministro della difesa
americano, quando gli hanno chiesto: "Signor ministro cos'è che considera
vittoria nella guerra mondiale contro il terrorismo?", lui ha risposto:
"Considero vittoria se tutto il mondo accetterà che siamo liberi di
continuare con il nostro regime di vita." E' tutto qui. E allora capite
come mai nel 2003 il bilancio del ministero della difesa degli Stati Uniti è
stato di 400 miliardi di dollari, altro che fame nel mondo.
La prima guerra, quella
economico-finanziaria, che ammazza per fame 40 milioni di persone all'anno. La
seconda guerra è questa , la guerra infinita: Afganistan, Iraq e, forse domani
Iran, ed altre decine di conflitti aperti. Pensate alla guerra nel Congo di cui
nessuno vuol parlare, sei anni di guerra e 4 milioni di morti, sapete quanti
sono 4 milioni di morti? Pensate che la guerra in Iraq ha fatto fino ad oggi
solo 45.000 di morti. Dei milioni di morti del Congo non ne parla nessuno.
Se investite in armi, le armi le usate, le guerre le
fate, guardate i milioni di morti. Questo sistema che ammazza per fame, ammazza
per guerra, sta uccidendo anche il pianeta, perché stiamo consumando energie e
risorse ad una velocità pazzesca che praticamente non rimane più quasi niente.
L'ultimo secolo, solo gli ultimi cento anni,
l'uomo ha consumato più di tutta l'umanità in 250.000 anni. Di questo
passo, è stato ribadito a Milano durante
Provate a pensare una cosa:
se tutto il mondo vivesse come il 20%
più ricco avreste bisogno delle risorse di quattro pianeti come la terra
e di altri quattro dove gettare i nostri rifiuti.
L'occidente trema per la smisurata crescita della
Cina. Provate ad immaginare se in Cina piuttosto che un miliardo e mezzo di
biciclette tra cinque anni ci fossero un miliardo di macchine, ma chi
respirerebbe più a questo mondo?
E' talmente ovvio che non
c'è futuro su questa strada: ci stiamo ammazzando con le nostre stesse mani. La
conclusione è semplice, parto dalla Fede, cioè dalla mia visione con cui ho
letto questa realtà. E' Dio che ha un
sogno, per il tramite del suo Figlio, per tutti i popoli, di un mondo dove
regni per davvero un'economia di uguaglianza, che potete ottenere solo
attraverso una politica di giustizia, che vi domanda una esperienza di Dio
totalmente libero, perché totalmente libero è Colui che ascolta il grido dei
poveri e mette in discussione ogni sistema che ammazza e uccide.
Quando come Chiesa, come credenti avremo il coraggio
di dirci che questo sistema è peccato, San Paolo dice che il peccato produce
morte, ma quale sistema ha prodotto così tanta morte come questo sistema? Morti
per fame, morti per guerra, morte del pianeta. Oggi parliamo di minaccia alla
vita, guardate che dobbiamo avere questo santo coraggio di dire che viviamo
dentro un sistema di morte. Ecco la sfida enorme che ci si pone.
A questo punto è necessaria
una precisazione: quanto di ciò che noi chiamiamo Fede o religione o esperienza cristiana è puro
intimismo. Sono io il mio bel Dio ed il Paradiso, nulla a che fare con la
realtà. Ma Dio ha a che fare con la realtà, vuole che gli uomini vivano nel
bene, ci spinge al bene senza però imporcelo. Il bene non si può imporre e le
dittature dei preti e dei talebani sono tra le cose più pericolose che esistono
al mondo. Il bene deve crescere dentro, deve nascere con spontaneità e poi
diventa il bene, il bene comune, non lo potete imporre.
La nostra Fede, l'esperienza
cristiana, deve venire a confronto con questa realtà, una realtà leggibile,
perché, viceversa, siamo ciechi, non leggiamo ciò che ci sta attorno.
Una volta fatta la lettura
deve portarci alla prassi, per meglio dire: io devo impegnarmi a cambiare
questo sistema di morte, non è più sufficiente la conversione personale, è
l'inizio; ma se la conversione personale non ti porta poi a cambiare
l'economia, la politica, la cultura che sta fuori di te, il sistema, l'impero
che è fuori di te, ti riporterà ad essere quel pagano che eri prima. Non
cambierà assolutamente nulla.
E, concludo, non vorrei che
nelle vostre teste sia entrato il dubbio che io sia un manicheista,
assolutamente, ve lo detto che la globalizzazione non è un male in sé, è un
fenomeno neutrale. L'economia, i soldi, ma per carità, mi piace moltissimo
l'espressione di un teologo dello Sri Lanka: i soldi se li spezziamo diventano
Eucaristia, è tutta lì la logica. E quando ce ne appropriamo, quando li
accumuliamo, per fare cosa poi, domandatevelo questo. In un bellissimo libro
che finalmente hanno tradotto in italiano "Rigenerare il Potere" si
dice: "le potenze sono buone ma sono in peccato, ma possono essere
redente. L'economia può essere redenta, la politica può essere redenta, abbiam bisogno
della politica, abbiam bisogno dell'economia, abbiam bisogno dei soldi, ma
devono essere utilizzati in maniera altra. Quindi non soltanto il leggere la
realtà ma impegnarci a trasformare questa realtà per permettere a tutti a
questo mondo di vivere da figli Dio, figli di quell'unico Abbà.
Grazie a voi.