LA FEDE NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE

 

Incontro con Alex Zanotelli     Marineo 21 febbraio 2004

 

 

 

 

LA FEDE NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE

 

Incontro tenuto a Marineo il 21 febbraio 2004

testo raccolto da Tonino Cangiatosi

trascritto da Nino Di Sclafani

 

 

 

Prima di tutto davvero un grazie. Sono capitato qui semplicemente perché sto facendo degli incontri  a Palermo, dedicati  agli adulti impegnati nel campo del sociale. (…)

Per me è davvero una grande grazia il poter incontrare persone, soprattutto così, disperse su questi piccoli cocuzzoli di monti in questi paesini. E' molto importante, perché molto spesso non avete l'occasione di confrontarvi con certi argomenti, l'importante è che certe idee incomincino a girare. Ormai viviamo in un unico mondo e siamo tutti attanagliati da questi problemi, e toccherà a tutti risolverli, ed è questione di vita o di morte per tutti.

Io vorrei attenermi davvero al tema che mi avete dato questa mattina, che è "la fede nell'era della globalizzazione", e volevo proprio partire da qui, vorrei prima di tutto sottolineare l'importanza dell'incontrarci, io lo sottolineo sempre a tutti questo, un incontro come quello di questa mattina potrebbe sembrare un caso, ma nella vita io ho scoperto che non ci sono casi, io dico a tutti che o tutto è assurdo o tutto è grazia. Può darsi che tutto sia  assurdo, non è detto che è matematicamente escluso, ma se tutto non è assurdo allora tutto è grazia, grazia tra virgolette, cioè tutto ha un significato, e tanto più se ci troviamo qui questa mattina, in questo momento così difficile, è di grande significato. Prima di tutto l'incontro come tale, io ho ringraziato gli studenti, li ho salutati personalmente, perché credo che ogni incontro è un gran mistero, perché ci si guarda in volto, perché ci si incontra. Io ho sessantacinque anni, e quando ogni tanto mi chiedo: ma chi sono io? L'unica risposta che io posso dare è che sono le persone che ho incontrato nella mia vita, quindi l'incontro con l'altro diventa una enorme ricchezza, e tutti gli incontri a volte sembrano per caso, ma quando ci pensi su dici: ma guarda….. proprio ora, ed ecco perché tengo molto all'incontro di questa mattina, io sono sicuro che ne uscirò anch'io più umano, più ricco di prima, ed ecco perché vi ringrazio, ringrazio anche voi di quest'occasione, quasi imprevista, non sapevo neanche che esisteva Marineo.

Seconda cosa penso che facciamo questa riflessione sulla fede nell'era della globalizzazione in un momento particolarmente grave. Difficilmente abbiamo avuto nella storia un momento tanto grave come questo. Per la prima volta non si tratta di vita o di morte per un gruppo umano o per una nazione, il problema ormai è del mondo, è del pianeta, è la vita stessa che è minacciata. Guardate che questo è nuovo, realmente nuovo, e quindi è opportuno  portare tutti noi a capire, a riflettere.  La situazione internazionale è di una gravità estrema, se voi pensate a una guerra come quella contro l'Iraq, dopo aver dichiarato guerra, dopo aver bombardato il paese, vedete Bush istituisce una commissione per scoprire chi ha imbrogliato chi. C'è da essere matti! Oggi sappiamo altre cose di sicuro, che Saddam Hussein, e non sto certo qui a difenderlo era un dittatore, ma non era l'unico, ne hanno appoggiati tanti di dittatori; Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. Il New York Times, settimane fa ha scritto a lettere molto chiare che non c'è nessuna relazione tra Saddam Hussein ed Al Qaeda o Bin Laden, nessuna.. E questo non ci voleva neanche molto a capirlo, perché Saddam Hussein è un riformista, basta conoscere il mondo arabo. Un'altra rivelazione è quella di O'Neil, ex ministro del tesoro sotto l'amministrazione Clinton, che ha detto che nella prima seduta di gabinetto del governo Bush, quindi siamo nel gennaio del 2001, il presidente aveva già parlato di un attacco contro l'Iraq, nove mesi prima dell'attacco alle torri gemelle, vi chiederete allora: ma perché abbiamo fatto questa guerra? Ma in che mani siamo? Ma cosa sta avvenendo? Badate sono domande che ogni onesto cittadino deve porsi. Guardate che siamo in pericolo di vita o di morte. La mia grande paura sull'Iraq è che il mondo islamico abbia percepito l'attacco contro l'Iraq come un atto di ostilità del mondo cristiano contro il cuore dell'islam. Se fosse così non ci salveremo più, da guerre di religione, da crociate e con le armi di distruzione che possediamo dovreste intuire dove si sta andando, per cui riflettiamo su questo.

La nostra situazione nazionale non è molto più semplice, vi riporto una citazione di Karl Popper, uno dei più grandi pensatori liberal degli Stati Uniti, lui, già dieci anni fa, ha detto al popolo americano: con questa televisione non ci può essere democrazia. Pensate dieci anni fa e non parlava dell'Italia bensì degli Stati Uniti, con questa televisione non ci può essere democrazia. Che cosa direbbe oggi Karl Popper al popolo italiano? Dove il 95% dei mezzi di comunicazione sono già oggi in mano al Presidente del Consiglio. Alla finanza che fa capo a lui. Guardate che è in ballo la nostra democrazia, non stiamo a scherzare. Tutto questo è di una gravità estrema. Ho fatto solo alcuni accenni per dire che è un momento particolarmente grave ed in questo contesto penso sia importante riflettere: ma la Fede ha qualcosa da dire nell'era della globalizzazione? Guardate che tutti la invocano la Fede, proprio adesso si è saputo che il nuovo candidato per i democratici alle elezioni americane è un cattolico. Anche Bush sta invocando Dio. Ho qua un articolo in prima pagina della Repubblica: "Dio sta marciando, imploriamo Dio Onnipotente, di custodire la nostra nazione, di concederci la pazienza di controllare ciò che accadrà, né angeli, né principati, né potestà, possono separarci dall'amore di Dio" è un discorso di Bush del 2002. Dio è invocato da tutte le parti, soprattutto da chi detiene il potere, da chi sta bene, notate soprattutto la presenza neo-conservatrice negli Stati Uniti, dove la religione è usata per scopi ben precisi. La religione oggi sta ritornando di nuovo a galla, pensavamo negli anni settanta che fosse morta, altro che morta, tutte le religioni stanno rifiorendo .

La fede nell'era della globalizzazione, io voglio entrare subito in questo contesto con una parola, quando si parla di fede bisogna stare sempre molto attenti, io sono molto grato al Signore perché mi ha aiutato, mi ha fatto passare attraverso Korogocho, e qui sono stato alla scuola dei poveri e i poveri sono grandi maestri di spiritualità. Io ero convinto che forse Marx avesse ragione quando diceva che la religione è l'oppio dei popoli, ha sbagliato invece, perché la religione nei poveri è di una profondità incredibile, ciò non vuol dire che non possa essere strumentalizzata, per carità, ma ha una profondità che è incredibile. Sono stati proprio i poveri che in dodici anni mi hanno aiutato a leggere le scritture, tutte le sere noi spendevamo ore a fianco dei malati di aids, a celebrare l'eucaristia, per dire che Dio voleva loro  bene, ascoltavo sempre le loro parole, e loro a me: ma perché ascolti noi, tu bianco sei lì così attento. Bisogna sempre ascoltare gli altri, quando si leggeva il Vangelo avreste dovuto vedere come i poveri lo rileggevano. Ho qui con me una Bibbia , la Bibbia di Gerusalemme, la porto sempre con me. La domanda che dovete sempre farvi quando leggete questo libro, è chi lo legge e da dove lo leggete, la Bibbia è composta da piccoli libricini, sono stati composti da popoli, da gente emarginata, disprezzata, schiacciata, oppressa. Un documento della pontificia commissione biblica sulla lettura delle scritture nella chiesa dice che la lettura fatta dai poveri deve essere presa in grande considerazione. Poi deve essere tradotta in prassi, molto bello, è la prima volta che un documento della chiesa dice questo. Dovete continuamente chiedervi da dove leggete la Parola. Un brano del vangelo di Marco letto in una bella villa di Palermo o letto in una baracca di Korogocho  vuol dire due cose differenti.

Se date in mano un testo del nuovo testamento, ad esempio l'Apocalisse,  a Bush diventa pericolosissimo, se lo date in mano alle comunità di resistenza che l'hanno scritto sotto l'impero romano e che resistevano grazie a quel libro assume tutto un altro significato. Questo libro, la Bibbia,  è stato usato dai conquistadores spagnoli in america latina per ammazzare milioni di indios, è stato utilizzato in Sudafrica per dire che Dio benediceva il sistema dell'apartheid. Tutto ciò è molto importante da sapere  per arrivare a l'essenza delle cose.

Quando io parlo di fede parlo della mia cognizione biblica, della mia cognizione delle scritture ebraiche e delle scritture cristiane. A Korogocho ho avuto l'occasione di rileggere la Parola e volevo ora tratteggiarlo in maniera semplice altrimenti poi non capireste l'era della globalizzazione.

Se io esprimo dei giudizi li esprimo partendo dal mio dato e capirete subito che  parto da Korocgocho, dove i poveri mi hanno aiutato a leggere le scritture.

La novità delle scritture ebraiche, sembra oggi,  che sia  costituita dall'esperimento di questo Dio misterioso, quello che loro chiamavano Jahve, nome che molto probabilmente non ha un significato è solo un tentativo di dargli un nome, Jahve appunto. Dio appare per la prima volta nella storia umana, come il Dio di un branco di schiavi. E' assurdo,  perché Dio nel medio oriente, grazie a tutti i dati che conosciamo dall'archeologia, da quando sono nati gli imperi e le città stato, Dio è sempre stato il garante del faraone, il Dio del re, il Dio dei vincitori,  dei grandi; non è mai apparso un Dio  di un branco di schiavi. Questa è la novità e soprattutto che questo Dio non può tollerare che questo gruppo di schiavi viva all'ombra dell'impero, usato dall'impero per i suoi interessi. E Dio vuole la liberazione di questo clan di schiavi, è questo il cuore della nascita di Israele. Non è la Genesi che fu scritta molto tempo dopo, il cuore fondante della religione ebraica è l'esperienza di questo Dio che si china su di un branco di schiavi, che li libera dall'impero faraonico  e che li porta nella terra promessa. Non come scrive la Bibbia, il libro di Giosuè sembra essere epica e non storia, non ci sono testimonianze archeologiche tra il 1200 ed il 1300 della distruzione di città nella terra di Canaa, dicevo sono penetrati dal sud nella terra promessa dove al massimo avranno avuto qualche scaramuccia con delle comunità locali soggette alla città stato e che venivano chiamati Ebrw, da cui il nome ebrei, che significa banditi. Qui gli ebrei si sono ritrovati nel nome di Jahve come una confederazione di tribù. Così è stato, ma che sogna Dio per questo popolo? Sogna in primo luogo che questo suo popolo diventi una comunità alternativa all'impero.

Ogni impero, quello faraonico, quello romano e il nostro di oggi, sono costruiti su tre fondamenti.

Primo un'economia di opulenza, che fa in modo che pochi abbiamo la pancia piena a spese di molti morti di fame,  anticamente l'impero aveva il 5% di gente con la pancia piena, il faraone, i principi, i sacerdoti tutta la classe dirigente, ed il resto…… in funzione.  Economia di opulenza, la magnificenza dell'impero, i palazzi, le piramidi ed il resto…… in funzione.

Secondo, per ottenere tutto questo doveva esserci per forza una politica di oppressione, dove gli apparati statali, gli apparati dell'impero sono usati per tenere al bada il 95 % della gente: politica di oppressione. 

Terzo, avete bisogno di una religione,  l'uomo e sì un animale politico, economico ma anche religioso. Sono sciocchezze quelle del post-modernismo, l'uomo ha sempre bisogno di una spiegazione del perché vive, del dove viene e dove va. Ogni impero ha la sua religione. Una religione civile, dove Dio e cooptato dall'impero e benedice l'impero.  E proclama  a tutti: non avete mai avuto una vita così bella, massimo se qualcuno soffre tanto poi c'è il paradiso, è la religione imperiale

Dio sogna qualcosa d'altro per il suo popolo. Sogna che questo branco di schiavi  sia comunità, società alternativa all'impero, per essere tale deve avere una economia di uguaglianza, dove i beni di questo mondo siano il più equamente divisi.  Emblema di questo, nella bibbia, è la manna. La prima reazione che il popolo ebraico ha, quando esce dall'economia imperiale è la fame, assaporano la libertà ma si lagnano per quello che hanno lasciato indietro, si guardano attorno e trovano la manna, (me l'hanno mostrata anche sulle Madonie, la ricavano da alcuni alberi), così essi incominciano a capire che si può sopravvivere anche nel deserto. Ricevono, però, un ordine: la manna non si può capitalizzare, se ne raccogliete il doppio marcisce, ce ne a sufficienza per tutti per un giorno. Per arrivare a questo, ad una economia di uguaglianza dovete avere un politica che persegua la giustizia. La più grande fesseria che stiamo vivendo in questi anni è che il mercato livellerà tutto dandoci il benessere. Ma se ognuno di noi è un egoista nato che pensa solo a se stesso, ma immaginate quando moltiplichiamo questo difetto per la collettività cosa ne vien fuori.

Ogni società lasciata a se stessa tende a strutturarsi nella disuguaglianza, quindi soltanto una politica che persegua la giustizia che faccia attenzione agli ultimi, al povero, alla vedova, all'orfano, potrà permettersi di instaurare un'economia di uguaglianza e per fare questo avete bisogno di una profonda esperienza religiosa, umanistica che è un sogno, è un'utopia, e nella bibbia ciò è chiamato l'incontro con Dio, con Jahve, che non è il Dio  dell'impero, è il Dio degli schiavi è il Dio totalmente libero, totalmente altro,  è il Dio del povero, della vedova, dell'orfano, dell'immigrato, della prostituta, di chi non conta.  E ascolta il loro grido e rimette in discussione ogni sistema che schiaccia ed uccide, e questo è il cuore della nascita dell'antico popolo di Israele, che poi tradisce tutti i sogni di Dio, dopo duecento anni dall'Esodo c'è già la monarchia e arriverà quindi la profezia. I profeti verranno a ricordare questo antico sogno e a denunciare il peccato, il tradimento di questo sogno.

Ma con le scritture cristiane cos'è che avviene? Ho qui un testo di Bruegemann che alla fine dice: "Penso che la possibilità della Passione sia parte integrante e prioritaria dell'agenda profetica e sia proprio ciò che la coscienza regale, cioè imperiale, vuole sradicare. La Passione in quanto capacità e disponibilità a prendersi cura, soffrire, morire, sentire, è nemica della realtà imperiale. L'economia imperiale mira a saziare le persone in modo che non si accorgano di nulla, la politica imperiale mira a soffocare le grida degli esclusi. La religione imperiale deve essere necessariamente un oppio, in modo che nessuno si renda conto della sofferenza esistente nel cuore di Dio…..perché Dio soffre, se c'è una cosa di cui sono certo, dopo Korogocho, è che Dio deve essere trafitto  dal dolore, dalla sofferenza delle vicende umane.  Il faraone, il re passivo di un universo fatto di blocchi in un paese senza rivoluzione, senza cambiamento, senza storia, senza promesse, senza speranze; il faraone è il re modello di un mondo inamovibile, di generazione in generazione.  Questo universo immutabile e chiuso è ciò che ogni re desidera ardentemente, compreso Salomone in tutto il suo splendore.

In Gesù cos'è che avete? Avete che questo sogno di Dio prende carne, volto, nel carpentiere di Nazareth, ecco dov'è l'incarnazione, ecco il sogno, prende corpo, prende volto in Gesù, in un momento. E lo fa a Nazareth, un piccolo villaggio della Galilea. Una Galilea che si trova alla periferia dell'impero romano, una Galilea dove la gente è strozzata, schiacciata, guardate che solo oggi incominciamo finalmente a capire quello che Roma era, quello che Roma faceva, come si manteneva in piedi, come dissanguava la gente, soprattutto alla periferia dell'impero. La gente della Galilea, in particolare, che doveva pagare non una, ma tre tasse. Una a Cesare, una al tempio e una al re Erode Antipa.

Durante il periodo di Gesù hanno dovuto costruire non una, bensì due capitali amministrative, Seppois e Tiberiade. Se non avevi soldi dovevi pagare in viveri, non tutti i contadini  possedevano soldi, se non avevi più viveri, sembra che i tre quarti del raccolto servivano a pagare le tasse, dovevi fare un debito, usura, rischiando di perdere il tuo campicello, c'era un'enorme presenza di latifondi in Galilea al tempo di Gesù; se non avevi più il campo dovevi vendere te, la moglie e i figli in schiavitù.

Ed è a questa gente che Gesù annunciò la Buona Novella. E' stato un Messia povero. Il Messia dei poveri, ha proclamato la Buona Novella alla sua gente, è stata una speranza grande, rimettendo persone in piedi, guarendo, perdonando, creando queste piccole comunità di speranza dove Gesù aveva insegnato soprattutto l'economia di uguaglianza. Il simbolo dell'economia di uguaglianza in Mosè è la manna. In Gesù qual è il simbolo? Lo spezzare il pane! Cos'è che faceva Gesù? Chiedeva, cos'è che avete? Pochi pesciolini, un po’ di pane. Sapete qual è l'episodio più raccontato del Vangelo? La moltiplicazione del pane e dei pesci, ve ne sono sei racconti. Dell'ultima cena ne avete solo tre. Ciò vi dice l'importanza che aveva per Gesù e per la gente. Cos'è che diceva Gesù, ma cos'è che avete? Abbiam poco, gli rispondevano, pochissima roba. E Lui: incominciate a dividerlo quel poco che avete…….e ce n'è per tutti, non avete bisogno di andare a chiedere miracoli a Padre Pio per risolvere il problema della fame oggi, buttiamo a mare il 50% del cibo che produciamo e ci sono quaranta milioni di persone che ogni anno muoiono per fame, basterebbe condividere quello che c'è, ce n'è per tutti. Qui incominciate a capire l'economia di uguaglianza, che domanda una politica di giustizia, che domanda una esperienza di Dio, dove Dio è il Dio degli ultimi, dei poveri, di chi non conta. Ed Egli ascolta il loro grido e rimette in discussione ogni sistema che schiaccia e uccide. Capirete come Gesù è stato immediatamente considerato una minaccia per l'ordine pubblico ed è stato crocefisso. Chi crocifiggevano i Romani? I ribelli, i sobillatori contro l'impero e, infine, gli schiavi. Nessun cittadino romano è mai stato crocifisso, erano i non-cittadini, gli schiavi. Notate che Roma utilizzava le croci come terrorismo militare, come oggi gli americani utilizzano le bombe a grappoli, loro utilizzavano le croci, terrorizzavano la gente. Pensate Gesù dopo avere ascoltato queste storie da bambino. Vicino al villaggio di Nazareth, a dieci chilometri, c'era il paese di Sepporis. Vent'anni prima della nascita di Gesù Sepporis si era ribellata a Roma, le legioni erano arrivate, l'avevano rasa al suolo, avevano preso le donne e mandate a fare le prostitute, hanno preso quattromila uomini ebrei e li hanno crocifissi su chilometri e chilometri di via. Era il supremo ammonimento per chi si azzardava a ribellarsi a Roma.

Gesù è crocefisso, non dimentichiamolo, è una morte politica, è visto davvero come uno schiavo e come un criminale.  Sappiate che perfino nel Tempio i sommi sacerdoti compravano a fior d'oro il loro titolo da Roma, tutti hanno visto  in Gesù una minaccia al sistema.

Al quel crocifisso, fuori le mura, dice la Lettera agli Ebrei, a quel crocifisso l'Abbà, come Gesù chiamava Dio, il papà,  gli rimase fedele: è vivo, ecco la resurrezione e come proclama Paolo nel capitolo otto della Lettera ai Romani: è quel Dio che rimane fedele a tutti i crocifissi della storia, è il loro Dio. Ed è nel nome di quel crocifisso che il sogno verrà rilanciato. E' questo il cuore del sogno di Dio. Quando noi parliamo di fede intendiamo il credere in questo Dio che Gesù ci ha rivelato, che un Abbà, che ha una passione enorme per l'uomo, è la passione di una mamma che genera. Quando una donna genera non può non avere passione per il figlio che genera. Qual è la passione di Dio? E' che noi viviamo già da questo mondo bene, il paradiso dobbiamo conoscerlo qui oggi e poi continuarlo dopo, Dio non vuole una valle di lacrime e quello che Lui sogna per noi è proprio questo: la possibilità di vivere in maniera tale che tutti a questo mondo si possa vivere in profondo rispetto reciproco, decentemente come uomini e come donne. E' questo il cuore delle scritture cristiane e Bruegmann lo esprime benissimo: "Anche noi viviamo", dice, "in un'economia di abbondanza nella quale stiamo così bene da non notare la sofferenza e poter banchettare allegramente in mezzo a tanto dolore. Anche noi viviamo in una politica di oppressione nella quale le grida degli emarginati non vengono udite e vengono rigettate come clamori di folli e traditori. Anche noi viviamo in una religione basata sull'immanenza e l'accessibilità di Dio, come Salomone che esce dal palazzo ed entra nel Tempio e dice eccomi Jahvé, non c'è più Jahvé, è altrove, è lì con gli schiavi. Anche noi viviamo una religione basata sull'immanenza, sull'accessibilità, nella qule Dio è talmente presente che non notiamo la sua critica, la sua assenza quando il Papa ha parlato l'anno scorso del silenzio di Dio, la sua messa al bando  e rimandiamo il problema alla psicologia, forse voi siete come me, talmente intrappolati in questa realtà da ritenere praticamente impossibile un'altra strada. La storia dominante del periodo salomonico come pure la storia dominante del nostro tempo è fatta di borse e di borsini, di conferenze stampa, di percentuali, di azioni, di nuovi sistemi d'arma è una situazione che non favorisce la danza e non consente il lamento. Ma vediamo  come Bruegmann conclude: "Nel mondo imperiale del faraone e di Salomone, l'alternativa profetica è un brutto scherzo che deve essere messo a tacere con la forza o fatto dimenticare con la sazietà. Ma noi siamo persone ossessionate dalla certezza che quel brutto scherzo affonda le sue radici nella natura stessa di Dio. Un Dio che non è un riflesso del faraone o di Salomone. E' un Dio che ha un nome proprio, un nome che non può essere pronunciato se non da lui solo, non è il riflesso di nessuno perché è una persona e lo è in modo automatico, è un Dio privo di credenziali nell'impero, sconosciuto nei ricordi, non gradito nel tempio e la sua storia inizia con il prestare attenzione alle grida degli emarginati e diversamente dai suoi legali rappresentanti è pieno di passione, di pathos, sa prendersi cura, questo Dio sa piangere, rattristarsi, gioire; i profeti dopo Mosè sanno che la sua cura, il suo pianto, la sua tristezza e la sua gioia non saranno aggirati dagli apparati regali, imperiali perché Egli è veramente Dio ed i re devono prenderne atto."

E questo il cuore della religione biblica, delle esperienze nelle scritture ebraiche e cristiane, è questo il cuore che ci ha rivelato Gesù, rivelandoci l'Abbà, il papà. Ed è la stessa passione che io ho imparato a Korogocho dai poveri, in questa lettura, nella certezza che Lui c'è, non è un Dio che sta in paradiso e un Dio che sta all'inferno ed è Lui che mi ha aiutato alla scuola dei poveri, lentamente, oltretutto, a rileggere le scritture e a capire la sua passione. Se c'è una cosa che mi ha sconvolto a Korogocho è che questo Dio è profondamente trafitto dal dolore umano, ma non è un Dio che può risolvere, non è un Dio miracoloso. Noi pensiamo che ad un certo punto c'è qualcuno che ci tirerà fuori. Dio non ha tirato neanche Gesù, suo figlio, da quella croce. La debolezza di Dio, perché Dio è onnipotente ma è anche debole, proprio perché ci ha creato liberi, la debolezza di Dio, dicevo, ripropone  la nostra responsabilità storica, oggi, in questo momento che è di gravità capitale. Quindi sta a noi rimetterci in piedi, a noi uomini e donne trovare le soluzioni.

Dio lo sentiamo come una passione enorme, come colui che con la forza dello spirito ci spinge, ma non per fare il miracolo, perché non lo farà. Ecco allora l'importanza del leggere questa situazione, ciò che ho visto a Korogocho, ciò che vedo qui, quando voi leggete tutto questo capite chi è Dio, cosa vuole da noi, capite l'assurdità totale del sistema dentro cui viviamo.

Io ve lo descrivo semplicemente così: vivete, viviamo dentro un sistema, oggi lo chiamate globalizzazione, badate che la globalizzazione non è cattiva, dipende come la usate, se la usate male è cattiva se la usate bene, però, può divenire quello che la Chiesa cattolica chiama Oikomene, il mondo, dove tutti ci ritroviamo, ci assomigliamo, capirete che non è la globalizzazione così come oggi la intendiamo. Una globalizzazione che è stata presa in mano dall'economia e dalla finanza per favorire pochi a danno di molti morti di fame. E' l'impero, com'era imperiale la situazione al  tempo di Mosè, com'era imperiale la situazione al tempo di Gesù. Oggi viviamo nel cuore dell'impero, dove su sei miliardi di persone ce n'è un miliardo, circa il 20%, che consuma l'86% delle risorse del pianeta, lasciando all'80% dell'umanità le briciole: il 17% delle risorse. Un'umanità di serie B così divisa: al 60%, più di tre miliardi di essere umani il 10,6% delle risorse, sono i poveri di questo mondo. Ai miserabili, il 20%, oltre un miliardo di esseri umani, solo l'1,4% delle risorse, sono coloro che sono costretti a vivere con meno di un dollaro al giorno. La Banca Mondiale aggiunge che ci sono altri due miliardi che sono costretti a vivere con meno di due dollari al giorno. In totale sono tre miliardi di esseri umani. Nel frattempo, nel nord del mondo, ogni vacca europea riceve tre dollari di contributi, ogni vacca americana cinque dollari ed ogni vacca giapponese sette dollari. Mi permettete di indignarmi, di arrabbiarmi. Ma Dio come permette questa ingiustizia, come è possibile che tre miliardi di uomini, metà della popolazione mondiale, siano trattati peggio delle vacche.

Poi parliamo di democrazia, di diritti umani. Ho letto un'intervista che ha rilasciato Berlusconi a New York Times, dico un'intervista, non le battute che è solito fare qua e là, parlo della prima pagina del New York Times, dove il nostro premier dice: "la comunità delle democrazie occidentali deve essere pronta ad intervenire come esportatrice di democrazia e di libertà nel mondo intiero." Cosa esportiamo? Banche? Armi? E' questa la domanda. I bisogni fondamentali umani sono i diritti fondamentali; quand'è che torniamo a parlare di diritto al cibo, del diritto all'acqua, del diritto alla salute, son questi i diritti umani fondamentali, senza i quali non si può vivere. Ma questo sistema economico-finanziario nega radicalmente tutto questo. E' un sistema, guardatelo bene, imperiale, una sorta di oligarchia. Avete una cupola, so che voi capite bene questi termini mafiosi, c'è, dicevo, una cupola di 300-400 famiglie che praticamente decidono le sorti del pianeta. Pensate che le prime tre famiglie più ricche al mondo dispongono dell'equivalente finanziario del prodotto interno lordo di 48 stati africani abitati di 600 milioni di persone. Il solo Bill Gates l'anno scorso ha avuto un guadagno netto di 40 miliardi di dollari. Sono queste potentissime famiglie che praticamente detengono il potere finanziario. Oggi l'economia conta davvero poco: è la finanza a detenere il potere. Pensate che spostiamo ogni giorno duemila miliardi di dollari, in tempo reale. Le Borse non chiudono mai: è questo il cuore del sistema. Tutto legato a servizi segreti, logge massoniche, P2, mafia. Queste famiglie decidono praticamente tutto, attraverso la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, l'Organizzazione Mondiale del Commercio. E' la triade fondamentale attraverso cui si esprime il potere finanziario oggi. Non sono più i governi, non sono più i politici, che oramai decidono pochissimo, oramai i governi sono parte integrante, se voglio andare avanti a governare, di questo sistema economico-finanziario. E' importante rendersi conto di questo.  Il comando è loro, ci impongono le politiche, non quelle piccole, parlo delle grandi politiche mondiali, il cosiddetto Consenso di Washington, liberalizzazione totale di tutto, la possibilità per le corporation finanziarie di comprarsi tutto quello che vogliono, tutto è campo di conquista, lo chiamano libero mercato.

Pensate ad esempio a tutte le privatizzazioni contenute nel GATS, cioè nel Trattato Generale sul Commercio dei Servizi, sottolineo: commercio dei servizi, ma di che servizi parlano? Acqua, scuola, sanità, prigioni. Pensate che gli Stati Uniti hanno la più alta popolazione carceraria del mondo. Il 40% delle carceri americane è già stato privatizzato. Tutto è merce. La scuola diventa commercio come qualunque altra cosa. Tutto questo è contenuto nel trattato del GATS. L'Europa, tra l'altro, sta battendo gli Stati Uniti a livello di servizi. Noi europei siamo i più grandi esportatori di servizi al mondo, ci siamo dentro fino al collo, tra l'altro abbiamo il primato nel settore dell'acqua. Badate che non saranno solo i poveri  a pagare, voi che siete al Sud sapete cosa significa essere al Sud del Nord del mondo, in questo contesto delle privatizzazioni. Ed è anche ovvio che buona parte della gente pagherà per queste cose, a beneficio di chi? Ma di quattro gatti, che guadagnano a non finire, somme che non sanno neanche dove andare a buttare. Il problema non è solo a Korogocho, ne abbiamo ovunque di problemi. Io sono a Napoli, ho scelto di vivere al Rione Sanità per stare vicino a questa realtà, a questa gente. Sono stato a Chicago, a tre chilometri dal cuore di Chicago, ho dormito per tre giorni in un ghetto nero, un milione di neri, non vedete un volto bianco, l'anno scorso quattrocento omicidi a tre chilometri dalla capitale finanziaria del mondo. Negli Stati Uniti sono 60 milioni i poveri, 30 milioni in Europa e sono in crescita. Venite a Napoli. Noi di solito prendiamo la nave di notte la domenica sera, arriviamo alle sei del mattino a Napoli, salendo la via Toledo vedi sui marciapiedi la gente che dorme nei cartoni, è questa la nostra realtà, la povertà è in crescita.

Provate a domandarvi quando l'acqua sarà privatizzata a Korogocho chi sarà in grado di comprare l'acqua Ferrarelle o l'acqua Vera. Questo stato di cose le paghiamo tutti, e, alla fine, soprattutto i poveri. Quindi il mio appello a voi tutti è quello di leggere la realtà e a dire di no. Ma non in nome di chissà quali principi, se voi parlate di fede è la mia fede che mi aiuta a leggere la realtà, io non sono un politico, io non sono un economista, non sono un sociologo. Leggo la realtà partendo dalla Fede di cui vi ho detto prima.

Ci sono altri due passaggi indispensabili per la comprensione: il legame strettissimo che c'è tra economia, finanza e armi. Ve lo dirò così, brutalmente se il 20% del mondo vorrà continuare a consumare l'83% delle risorse di questo mondo dovrà armarsi fino ai denti. Solo le armi proteggeranno il nostro benessere davanti a 5 miliardi di essere umani. Solo le armi, ed ecco perché ci armiamo fino ai denti, perché non vogliamo il nostro regime di vita, non ve lo dice un imbecille di missionario. Vi cito Rumshfield, il ministro della difesa americano, quando gli hanno chiesto: "Signor ministro cos'è che considera vittoria nella guerra mondiale contro il terrorismo?", lui ha risposto: "Considero vittoria se tutto il mondo accetterà che siamo liberi di continuare con il nostro regime di vita." E' tutto qui. E allora capite come mai nel 2003 il bilancio del ministero della difesa degli Stati Uniti è stato di 400 miliardi di dollari, altro che fame nel mondo. La Banca mondiale, e badate, non un istituto missionario, proprio la Banca mondiale, dice che con solo 13 miliardi di dollari si potrebbe sconfiggere la fame e dare un primo aiuto sanitario per un anno intero a quel miliardo di persone che vive di niente. E invece no, gli USA ne spendono 400 miliardi in armamenti con esclusione dei servizi di intelligence. Sapete quando spendono in America in servizi segreti? 38 miliardi di dollari all'anno, solo in servizi segreti. Ribadisco 400 miliardi per il Ministero della difesa, e altri 70 miliardi di deposito per iniziare l'ammodernamento degli arsenali atomici, si perché c'è il progetto di rifare tutto l'armamentario atomico, domandate dove butteranno tutte le scorie atomiche. 50 miliardi di deposito per iniziare la costruzione dello scudo spaziale, a lavori finiti lo scudo verrà a costare 300 miliardi di dollari. La guerra  Iraq è costata fino ad oggi (febbraio 2004) 80 miliardi di dollari e nello scorso dicembre Bush ha chiesto altri 87 miliardi per continuare l'avventura. Mettete assieme tutti questi dati e queste cifre e comincerete a capire la posizione degli Stati Uniti sulla guerra globale. Questo soldi sono necessari. Se noi non vogliamo sederci ad un tavolo per discutere una più equa distribuzione dei beni, dobbiamo necessariamente armarci fino ai denti e dobbiamo fare le guerre.

La prima guerra, quella economico-finanziaria, che ammazza per fame 40 milioni di persone all'anno. La seconda guerra è questa , la guerra infinita: Afganistan, Iraq e, forse domani Iran, ed altre decine di conflitti aperti. Pensate alla guerra nel Congo di cui nessuno vuol parlare, sei anni di guerra e 4 milioni di morti, sapete quanti sono 4 milioni di morti? Pensate che la guerra in Iraq ha fatto fino ad oggi solo 45.000 di morti. Dei milioni di morti del Congo non ne parla nessuno.

Se investite in armi, le armi le usate, le guerre le fate, guardate i milioni di morti. Questo sistema che ammazza per fame, ammazza per guerra, sta uccidendo anche il pianeta, perché stiamo consumando energie e risorse ad una velocità pazzesca che praticamente non rimane più quasi niente. L'ultimo secolo, solo gli ultimi cento anni,  l'uomo ha consumato più di tutta l'umanità in 250.000 anni. Di questo passo, è stato ribadito a Milano durante la Conferenza Internazionale sul clima, ciò che era già stato detto a Kyoto ci rimangono pochi decenni per rivedere il nostro impatto ambientale. Gli Stati Uniti però rifiutano di firmare gli accordi, la Russia è ancora indecisa. Intanto gli scienziati cominciano a pensare che gli stessi parametri di Kyoto incominciano ad essere insufficienti, troppo poco e troppo tardi. Il buco dell'ozono, l'effetto serra, i cambiamenti di clima, tutti fenomeni che preoccupano la gente. Lo scienziato Lester Brown ci dice che abbiamo ancora 50 anni. Se entro 50 anni il 20% del mondo, quelli ricchi, non comprenderanno  che devono cambiare i loro consumi, sarà troppo tardi, sarà la fine.

Provate a pensare una cosa: se tutto il mondo vivesse come il 20%  più ricco avreste bisogno delle risorse di quattro pianeti come la terra e di altri quattro dove gettare i nostri rifiuti.

L'occidente trema per la smisurata crescita della Cina. Provate ad immaginare se in Cina piuttosto che un miliardo e mezzo di biciclette tra cinque anni ci fossero un miliardo di macchine, ma chi respirerebbe più a questo mondo?

E' talmente ovvio che non c'è futuro su questa strada: ci stiamo ammazzando con le nostre stesse mani. La conclusione è semplice, parto dalla Fede, cioè dalla mia visione con cui ho letto questa realtà. E'  Dio che ha un sogno, per il tramite del suo Figlio, per tutti i popoli, di un mondo dove regni per davvero un'economia di uguaglianza, che potete ottenere solo attraverso una politica di giustizia, che vi domanda una esperienza di Dio totalmente libero, perché totalmente libero è Colui che ascolta il grido dei poveri e mette in discussione ogni sistema che ammazza e uccide.

Quando come Chiesa, come credenti avremo il coraggio di dirci che questo sistema è peccato, San Paolo dice che il peccato produce morte, ma quale sistema ha prodotto così tanta morte come questo sistema? Morti per fame, morti per guerra, morte del pianeta. Oggi parliamo di minaccia alla vita, guardate che dobbiamo avere questo santo coraggio di dire che viviamo dentro un sistema di morte. Ecco la sfida enorme che ci si pone.

A questo punto è necessaria una precisazione: quanto di ciò che noi chiamiamo Fede o  religione o esperienza cristiana è puro intimismo. Sono io il mio bel Dio ed il Paradiso, nulla a che fare con la realtà. Ma Dio ha a che fare con la realtà, vuole che gli uomini vivano nel bene, ci spinge al bene senza però imporcelo. Il bene non si può imporre e le dittature dei preti e dei talebani sono tra le cose più pericolose che esistono al mondo. Il bene deve crescere dentro, deve nascere con spontaneità e poi diventa il bene, il bene comune, non lo potete imporre.

La nostra Fede, l'esperienza cristiana, deve venire a confronto con questa realtà, una realtà leggibile, perché, viceversa, siamo ciechi, non leggiamo ciò che ci sta attorno.

Una volta fatta la lettura deve portarci alla prassi, per meglio dire: io devo impegnarmi a cambiare questo sistema di morte, non è più sufficiente la conversione personale, è l'inizio; ma se la conversione personale non ti porta poi a cambiare l'economia, la politica, la cultura che sta fuori di te, il sistema, l'impero che è fuori di te, ti riporterà ad essere quel pagano che eri prima. Non cambierà assolutamente nulla.

E, concludo, non vorrei che nelle vostre teste sia entrato il dubbio che io sia un manicheista, assolutamente, ve lo detto che la globalizzazione non è un male in sé, è un fenomeno neutrale. L'economia, i soldi, ma per carità, mi piace moltissimo l'espressione di un teologo dello Sri Lanka: i soldi se li spezziamo diventano Eucaristia, è tutta lì la logica. E quando ce ne appropriamo, quando li accumuliamo, per fare cosa poi, domandatevelo questo. In un bellissimo libro che finalmente hanno tradotto in italiano "Rigenerare il Potere" si dice: "le potenze sono buone ma sono in peccato, ma possono essere redente. L'economia può essere redenta, la politica può essere redenta, abbiam bisogno della politica, abbiam bisogno dell'economia, abbiam bisogno dei soldi, ma devono essere utilizzati in maniera altra. Quindi non soltanto il leggere la realtà ma impegnarci a trasformare questa realtà per permettere a tutti a questo mondo di vivere da figli Dio, figli di quell'unico Abbà.

 

Grazie a voi.