EMERGENZE UMANITARIE
Da
circa un anno, abbiamo iniziato un lavoro di documentazione ed informazione
sulle tematiche di aiuto ai Sud del mondo. Sfuggendo la lacrimevole retorica, che sovente condisce questo genere
di approfondimenti, il sentimento più ricorrente è per noi lo sdegno. Le cifre
dell'apocalisse umanitaria, che giorno dopo giorno determina la morte di
milioni di persone nel sud del mondo, non possono essere relegate alla
consapevolezza di sparuti gruppi di addetti ai lavori,
lasciando nel torpore totale la stragrande parte dell'opinione pubblica.
Non
possiamo permetterci di cedere all'assuefazione e all'impotenza nei confronti
dell'orrore senza fine rappresentato dalla condizione di miseria in cui versa
gran parte dell'umanità, vittima di una diseguale distribuzione della
ricchezza, di guerre assurde, di carestie, di sfruttamento economico.
Nel
panorama, già desolante, che vede la maggioranza della popolazione del pianeta
vivere con le briciole scartate dalla minoranza che detiene il governo del mondo
ed è artefice di quella errata globalizzazione
che sta, di fatto, acuendo le differenze tra Nord e Sud, si collocano scenari
ancor più apocalittici di emergenza. E' la realtà dei campi profughi e, in
genere, delle popolazioni sfollate.
Si
tratta di quaranta milioni di persone che sono costrette dalle guerre e dalle
persecuzioni a lasciare le proprie case e a ritrovarsi in campi di fortuna in
mezzo al nulla, dove la loro sussistenza dipende solo dagli aiuti umanitari che
non sempre arrivano. Infatti affinché la mobilitazione
internazionale possa intervenire occorre che i profughi abbandonino lo stato di
provenienza. Nell'ipotesi, dunque, di migrazioni interne alla stessa nazione
queste masse di disperati rimarranno popoli fantasma senza alcun diritto alla
sopravvivenza.
Secondo
i dati dell'Organizzazione Mondiale delle Migrazioni, il numero di questi
disperati sale a 175 milioni, se comprendiamo il totale delle persone che ogni
anno lasciano il proprio paese alla ricerca di una vita migliore. Non
tutti sono tecnicamente rifugiati, cioè persone costrette
a fuggire a causa di una guerra o perché vittime di persecuzioni, ma tutti sono
spinti alla fuga da situazioni spesso senza speranza.
Sono
numeri che, effettivamente, possono indurre allo scoramento, all'impotenza. Eppure di numeri ne conosciamo molti altri. Pensate, ad
esempio, che nel 2004 si spenderanno in armamenti negli Stati Uniti qualcosa
come 500 miliardi di dollari, solo con il 10% di questa somma si potrebbe
estirpare la fame dai paesi del Sud del mondo e dare ad ogni individuo un
minimo di assistenza sanitaria.
Riecco
lo sdegno, la rabbia, che riaffiorano. Come non
diffondere questa consapevolezza? Come non fare partecipe l'opinione pubblica,
dormiente o narcotizzata da un benessere sempre in crescita, di queste
realtà?
In questo ambito Marineo Solidale lavora già da un anno con una
decina di iniziative di propaganda che ci auguriamo possano smuovere le
coscienze e creare una rete di informazione e proposte volte ad una
consapevolezza della gravità del momento che stiamo vivendo.
Nino
Di Sclafani