PONTIFICIO CONSIGLIO " COR UNUM "
UNA SFIDA PER TUTTI:
LO SVILUPPO SOLIDALE
PRESENTAZIONE
Sono lieto di presentare il documento "
La fame nel mondo. Una sfida per tutti: lo sviluppo solidale ". E stato
preparato con tanta cura dal Pontificio Consiglio " Cor Unum " su
indicazione del Santo Padre Giovanni Paolo II. Anche quest'anno
il Successore di Pietro nel suo Messaggio quaresimale si è fatto voce di coloro
ai quali manca il minimo vitale: " La folla di affamati, costituita da
bambini, donne, vecchi, migranti, profughi e disoccupati, leva verso di noi il
suo grido di dolore. Essi ci implorano, sperando di essere ascoltati
".
Il documento si colloca nel solco indicato da
Cristo ai suoi discepoli. La persona e il messaggio di Gesù
si incentrano infatti sulla manifestazione che " Dio è amore " (1 Gv 4, 8), un amore che redime l'uomo e lo trae dalla sua
situazione di molteplice miseria, per restituirlo alla piena dignità.
Lo studio qui pubblicato intende contribuire
all'impegno dei cristiani di condividere le urgenze dell'uomo di oggi. I temi
trattati sono infatti di grande attualità. Questo riguarda sia la descrizione
della realtà della fame nel mondo, sia l'implicanza
etica della questione, che investe tutti gli uomini di buona volontà. La
pubblicazione è di particolare importanza in vista del Grande Giubileo del 2000
che
Non posso far altro che auspicare una vasta
diffusione di questa pubblicazione, sperando che essa contribuisca a formare le
coscienze all'esercizio della giustizia distributiva e della solidarietà umana.
Città del Vaticano, 4 ottobre 1996, Festa di
San Francesco d'Assisi
+ Angelo Card. Sodano
Segretario di Stato
UNA SFIDA PER TUTTI:
LO SVILUPPO SOLIDALE
" L'ampiezza del fenomeno chiama in causa le
strutture ed i meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali, che,
poggiando su diverse pressioni politiche, reggono l'economia mondiale: essi si
rivelano quasi incapaci sia di riassorbire le ingiuste situazioni sociali,
ereditate dal passato, sia di far fronte alle urgenti sfide ed alle esigenze
etiche del presente. Sottoponendo l'uomo alle tensioni da lui stesso create,
dilapidando ad un ritmo accelerato le risorse materiali ed energetiche,
compromettendo l'ambiente geofisico, queste strutture fanno estendere
incessantemente le zone di miseria e, con questa, l'angoscia, la frustrazione e
l'amarezza ". " Su questa difficile strada — sulla strada
dell'indispensabile trasformazione delle strutture della vita economica — non
sarà facile avanzare se non interverrà una vera conversione della mente, della
volontà e del cuore. Il compito richiede l'impegno risoluto di uomini e di
popoli liberi e solidali " (Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptor hominis, 1979, n.
16).
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INTRODUZIONE
Il diritto all'alimentazione è uno dei
principi proclamati nel 1948 dalla Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo.2
Si tratta di indicatori molto espliciti. La
coscienza pubblica si è espressa senza equivoci. Pur tuttavia milioni di
individui sono ancora segnati dai danni provocati dalla fame e dalla
denutrizione o dalle conseguenze dell'insicurezza alimentare. La causa è forse
da ricercarsi nella mancanza di cibo? Proprio per nulla: in linea di massima si
conviene sul fatto che le risorse della terra, considerate globalmente, sono in
grado di nutrire tutti i suoi abitanti;6 infatti, il cibo disponibile pro
capite a livello mondiale è aumentato del 18% circa nel corso degli ultimi anni.7
L'umanità si trova oggi di fronte ad una sfida
indubbiamente di ordine economico e tecnico, ma ancor di più di ordine etico-spirituale e politico. E una questione di solidarietà
vissuta e di sviluppo autentico, al pari di una questione di progresso
materiale.
1.
Il presente documento cerca di analizzare e
di descrivere le cause e le conseguenze del fenomeno della fame nel mondo in
maniera globale e non esaustiva. La riflessione è illuminata soprattutto dal
Vangelo e dall'insegnamento sociale della Chiesa e non persegue un obiettivo di
portata congiunturale; perciò l'attenzione non si focalizza sulle statistiche
riguardanti la situazione attuale, né sugli individui a rischio di morire di
fame, sulle percentuali dei denutriti, o ancora sulle regioni più minacciate e
le misure economiche da prevedere. Ispirato dalla missione pastorale della
Chiesa, questo documento vuole essere un appello pressante ai suoi membri e
all'intera umanità, in quanto
E un'illusione attendersi soluzioni
preconfezionate: ci troviamo in presenza di un fenomeno legato alle scelte
economiche dei dirigenti, dei responsabili, ma anche dei produttori e dei
consumatori e che si radica profondamente nel nostro stile di vita. Tuttavia,
questo appello impegna ciascuno, nella rinnovata speranza di giungere ad un
miglioramento decisivo, tramite rapporti umani vieppiù solidali.
3. Questo documento si rivolge ai cattolici
di tutto il mondo, ai responsabili nazionali ed internazionali con competenza e
responsabilità in questo settore, ma vuole anche giungere a tutte le
organizzazioni umanitarie, come pure a tutti gli uomini di buona volontà.
Auspica di riuscire ad incoraggiare singolarmente le migliaia di persone di
qualsiasi condizione e professione, che s'impegnano quotidianamente affinché
tutti i popoli ottengano " lo stesso diritto ad assidersi alla mensa del
banchetto comune ".11
LE REALTÀ DELLA FAME
La sfida della fame
4. Il pianeta è in grado di offrire a
ciascuno la relativa razione alimentare.12
Per raccogliere la sfida della fame, è
necessario in primo luogo considerarne i numerosi aspetti e le effettive cause.
Non tutte le realtà della fame e della denutrizione sono note con precisione,
anche se diverse ne sono le cause importanti che sono state identificate.
Intendiamo delineare in primo luogo i motivi della nostra impostazione per soffermarci
in seguito sulle cause principali di questo flagello.
Uno scandalo durato troppo a lungo: la fame
distrugge la vita
5. Non bisogna confondere la fame con la
malnutrizione. La fame minaccia non solo la vita degli individui, ma anche la
loro dignità. Una grave e prolungata carenza di cibo provoca la prostrazione
dell'organismo, l'apatia, la perdita del senso sociale, l'indifferenza e a
volte suscita la crudeltà nei confronti dei più deboli, specie fanciulli ed
anziani. Interi gruppi vengono allora condannati a morire nel deperimento.
Purtroppo, nel corso della storia questa tragedia si ripete, ma la coscienza
moderna avverte più di prima quale scandalo costituisca la fame.
Fino al XIX secolo, le carestie che
decimavano popolazioni intere erano dovute il più delle volte a cause naturali.
Oggigiorno, le carestie sono più circoscritte e provocate quasi sempre
dall'azione dell'uomo. E sufficiente far riferimento ad alcune regioni o ad
alcuni paesi per convincersene: Etiopia, Cambogia, ex-Jugoslavia,
Rwanda, Haiti. In un'epoca in cui l'uomo, meglio che
in passato, ha la possibilità di far fronte alle carestie, tali situazioni
costituiscono un vero disonore per l'umanità.
La malnutrizione compromette il presente ed
il futuro di un popolo
6. I grandi sforzi dispiegati hanno dato i
loro frutti, tuttavia bisogna ammettere che la malnutrizione è più diffusa
della fame ed assume forme molto diverse. Si può essere malnutriti senza avere
fame. Ciò non toglie che l'organismo perda ugualmente le sue potenzialità fisiche,
intellettuali e sociali.13 La malnutrizione può
essere qualitativa, a seguito di regimi alimentari mal equilibrati (per eccesso
o per difetto). Spesso è contemporaneamente anche quantitativa e si acuisce in
periodi di scarsezza di viveri. Nel qual caso viene indicata come denutrizione
o sotto alimentazione.14 La denutrizione aumenta la
diffusione e le conseguenze di alcune malattie infettive ed endemiche e
accresce il tasso di mortalità, specie nei bambini al di sotto dei cinque anni.
Le principali vittime: le popolazioni più
vulnerabili
7. I poveri sono le prime vittime della
malnutrizione e della fame nel mondo. Essere poveri significa quasi sempre:
essere più facilmente vittime dei tanti pericoli che minacciano la
sopravvivenza ed essere più facilmente soggetti alle malattie fisiche. Dagli
anni 80 questo fenomeno è in crescita e minaccia un numero sempre maggiore di
persone nella stragrande maggioranza dei paesi. Nell'ambito di una popolazione
povera, le prime vittime sono sempre gli individui più fragili: bambini, donne
incinte o che allattano, malati ed anziani. Da segnalare anche altri gruppi
umani ad elevatissimo rischio di deficienza nutrizionale: i rifugiati o i
profughi, le vittime di avvenimenti politici.
Ma l'apice dell'indigenza alimentare lo si
riscontra nei quarantadue paesi meno sviluppati (PMS) di cui ventotto nella sola Africa:15 " Circa 780 milioni di
abitanti dei paesi in via di sviluppo — pari al 20% della loro popolazione —
continuano a non avere i mezzi sufficienti per procurarsi ogni giorno la
razione alimentare indispensabile al loro benessere nutrizionale ".16
La fame genera la fame
8. Non è raro che nei paesi in via di sviluppo le
popolazioni che traggono la loro sussistenza da una agricoltura a bassissimo
rendimento, soffrano la fame nell'intervallo fra due raccolti. Nel caso in cui
i raccolti precedenti siano già stati scarsi, potrà verificarsi una carestia
con conseguente fase acuta di malnutrizione, che indebolirà gli organismi
proprio nel momento in cui sarebbero necessarie tutte le forze per prepararsi
al raccolto successivo. La penuria di viveri compromette il futuro: ci si nutre
delle semenze, si saccheggiano le risorse naturali accelerando in tal modo
l'erosione, il degrado o la desertificazione dei terreni.
Un terzo genere di situazioni, oltre quello della
fame (o carestia), distinto dalla denutrizione, è dato dall'insicurezza
alimentare che genera di conseguenza fame o malnutrizione. In effetti, ostacola
la pianificazione e la realizzazione di lavori a lungo termine necessari a
promuovere e raggiungere uno sviluppo durevole.17
Cause individuabili
9. I fattori climatici e le calamità di ogni
genere, pur se rilevanti, sono lungi tuttavia dal costituire le uniche cause
della fame e della malnutrizione: per ben inquadrare il problema della fame è
necessario prendere in considerazione l'insieme delle sue cause, congiunturali
o stabili, come pure le loro reciproche implicazioni. Ne presentiamo le
principali, raggruppandole in base alle classiche categorie economiche,
socio-culturali e politiche.
A) CAUSE ECONOMICHE
Le cause profonde
10. La fame deriva in primo luogo dalla povertà.
La sicurezza alimentare degli individui dipende essenzialmente dal loro potere
d'acquisto, e non tanto dalla disponibilità fisica di cibo.18
La fame esiste in tutti i paesi, è ricomparsa in quelli europei, dell'Ovest
come dell'Est; è molto diffusa nei paesi poco sviluppati o con difficoltà di
sviluppo.19
Eppure, la storia del XX secolo indica che la
povertà economica non è una fatalità. Numerosi paesi sono decollati
economicamente e continuano a farlo sotto i nostri occhi, altri, al contrario
affondano, vittime di politiche nazionali o internazionali basate su
ingannevoli premesse.
La fame è la concomitante risultanza di:
a) politiche economiche non ottimali in tutti i
paesi: le cattive politiche dei paesi industrializzati si ripercuotono
indirettamente, ma drasticamente, su tutti i poveri – in tutti i paesi;
b) strutture ed abitudini poco efficaci, se non
con effetti apertamente devastanti sulla ricchezza dei paesi:
– a livello nazionale, in paesi con difficoltà di
sviluppo, i grandi organismi, pubblici o privati, in situazione di monopolio
(il che a volte è inevitabile) si sono tramutati da forza motrice in effetto
frenante dello sviluppo; le ristrutturazioni avviate in numerosi paesi in
questi ultimi dieci anni ne hanno dato dimostrazione;
– a livello nazionale nei paesi industrializzati,
le rispettive deficienze risultano meno evidenti a livello internazionale ma,
direttamente o indirettamente, sono parimenti perniciose per gli individui
svantaggiati di tutto il mondo;
– a livello internazionale, le restrizioni
commerciali e le incentivazioni economiche sono a volte scoordinate;
c) comportamenti moralmente disdicevoli: ricerca
del denaro, potere e immagine pubblica perseguiti come unico fine,
indebolimento del senso di servizio alla comunità ad esclusivo beneficio di
individui o di caste, senza dimenticare la considerevole corruzione sotto le
più diverse forme e di cui nessun paese può fregiarsi di esserne immune.
Tutto ciò evidenzia la contingenza di qualsiasi
azione umana. Di fatto, spesso e nonostante le buone intenzioni, si sono
commessi errori che hanno condotto a situazioni di precarietà. Rilevarle serve
ad avviarsi verso la loro soluzione.
In effetti, lo sviluppo economico va coltivato: le
istituzioni, al pari degli individui, debbono condividerne la responsabilità;
il ruolo più efficace dello Stato è quello che emerge dalla dottrina sociale
della Chiesa e dalle analisi delle sue encicliche sociali.
La causa profonda di uno sviluppo mancato o
difficile risiede nel venir meno della volontà e della capacità di servire
gratuitamente l'uomo, mediante l'uomo e a favore dell'uomo, atteggiamento che è
frutto dell'amore. Tale mancanza impregna di sé questa realtà complessa, a
tutti i livelli: tecnico in senso lato, strutturale, legislativo e morale; essa
si manifesta nella concezione e nella realizzazione di atti le cui implicanze a livello economico possono essere grandi o
piccole.
Le incompetenze, le strutture ormai incapaci di
offrire servizi al miglior costo, le deviazioni morali di ciascuno e la
mancanza d'amore sono le cause della fame. Qualunque mancanza in uno di questi
aspetti, ovunque nel mondo, senza eccezione alcuna, ha come risultato quello di
diminuire ulteriormente la razione appena sufficiente dell'affamato.
Le recenti evoluzioni economiche e
finanziarie del mondo bene illustrano questi fenomeni complessi: l'aspetto
tecnico e morale vi interferiscono in maniera del tutto particolare,
condizionando i risultati delle economie. Si intende qui far riferimento
specifico alla crisi del debito nella maggioranza dei paesi con difficoltà di
sviluppo, come pure alle misure di risanamento che sono state o saranno
adottate.
Il debito dei paesi con difficoltà di sviluppo
L'impennata dei tassi di interesse — provocata dal
semplice gioco di mercato non controllato e probabilmente non controllabile —
ha spinto la maggioranza dei paesi dell'America Latina e dell'Africa a dover
sospendere i pagamenti dei debiti, provocando di conseguenza fenomeni di fuga
di valuta che, a brevissimo termine, si sono tramutati in una minaccia sia per
il tessuto sociale locale — pur mediocre e fragile che fosse — sia per
l'esistenza stessa del sistema bancario. E stato allora possibile quantificare
la portata dei danni a tutti i livelli: economico, strutturale e morale. Come
sempre, si sono cercate in prima istanza soluzioni di natura meramente tecnica
ed organizzativa, le quali, pur se positive quando necessarie, debbono tuttavia
accompagnarsi ad un vero mutamento dei comportamenti di ognuno, e specie di
coloro che — in tutti i paesi ed a tutti i livelli — sfuggono all'enorme
fardello che la povertà fa pesare sulle scelte di vita.
Con l'inizio del periodo di risanamento, i
trasferimenti hanno fatto registrare un andamento negativo: blocco dei
prestiti; prezzo del greggio mantenuto artificialmente ad un livello
intollerabile per i paesi in via di sviluppo; riduzione del prezzo delle
materie prime a seguito del rallentamento economico dovuto al prezzo elevato
del petrolio e contemporaneamente alla crisi del debito; reazione troppo lenta
degli organismi internazionali nel reimmettere
liquidità, ad eccezione del Fondo Monetario Internazionale; etc. Durante questo
periodo, il livello di vita dei paesi sovraindebitati
iniziava a crollare.
Da quanto ricordato, si può ben valutare quanta
saggezza, e non solo conoscenze tecniche ed economiche, la gestione del
pubblico denaro richieda. L'immissione di notevoli mezzi finanziari provoca
danni strutturali e personali considerevoli, invece di essere causa di un
miglioramento effettivo delle condizioni dei più svantaggiati.
Ecco la conclusione che dobbiamo trarne: lo
sviluppo degli uomini passa attraverso la loro capacità di altruismo, ovvero
d'amore, il che è di estrema importanza a livello pratico. Per dirla in breve
ed in termini realistici, l'amore non è un lusso. E una condizione di
sopravvivenza per un gran numero di esseri umani.
I programmi di aggiustamento strutturale
12. La violenza dei fenomeni monetari ha indotto
molti paesi ad adottare necessariamente delle misure molto energiche,
nell'intento di contenere la crisi e ristabilire i grandi equilibri. Queste,
per loro stessa natura, provocano a loro volta forti contrazioni del potere
d'acquisto medio nella nazione.
Le difficoltà e le sofferenze provocate da queste
crisi economiche sono considerevoli, anche se la loro soluzione consente in fin
dei conti di ristabilire un maggiore benessere.
La crisi mette in luce i punti deboli,
costitutivi o acquisiti, di un paese, ivi compresi quelli originati dagli
errori commessi nel processo di sviluppo dai governi che si sono succeduti, dai
loro partner o anche dalla comunità internazionale. Tali fragilità sono
molteplici e alcune di esse, a volte, si evidenziano solo a posteriori, altre
risalgono al processo della politica di indipendenza, in quanto ciò che costituiva
la forza della potenza coloniale si è tramutato in fragilità del paese divenuto
indipendente, senza che per contro potesse esservi spazio per fenomeni di
compensazione. Da notare, in linea di massima, l'onere dei grandi progetti che
coincidono con momenti di verità durante i quali il bisogno di solidarietà è
sentito in maniera particolarmente forte in tutto il paese. Ma, in verità, il
primo effetto di queste politiche di aggiustamento è quello di ridurre la spesa
globale e, conseguentemente, i redditi. Agli indigenti del paese resta un'unica
alternativa: o confidare nei dirigenti successivi, o tentare di sbarazzarsi di
quelli in carica. Essi stessi sono spesso preda di gruppi ambiziosi in cerca di
potere per ragioni ideologiche o per mera cupidigia, al di fuori di un
qualsiasi processo democratico e, se necessario, appoggiandosi su forze
esterne.
Una riforma economica richiede da parte della
classe dirigente una grande attitudine alla decisione politica. Ecco un
criterio che permette di valutare la qualità del suo intervento: non solo il
successo tecnico del piano di stabilizzazione, ma anche la capacità di
mantenere il consenso della maggioranza della popolazione, compresi i più
svantaggiati. La classe dirigente deve saper convincere le altre fasce sociali
a farsi carico effettivamente di una parte degli oneri. Si tratta in
particolare di quella cerchia ristretta di persone con un reddito di livello
internazionale, ma anche di funzionari ed impiegati dello Stato che fino a quel
momento godevano nel paese di una situazione alquanto invidiabile e che
rischiano di ritrovarsi dall'oggi all'indomani con mezzi pesantemente decurtati
o addirittura totalmente azzerati. Questo è il momento in cui rientra in gioco
la solidarietà tradizionale, in quanto i poveri sono sempre disposti a
sostenere quel membro della famiglia che ricade nella situazione di precarietà
dalla quale lo si credeva uscito.
Solo progressivamente i responsabili nazionali ed
internazionali si sono preoccupati di proteggere i più poveri nel corso di
queste operazioni di risanamento economico. Ci sono voluti molti anni prima che
il concetto di operazioni concomitanti, indirizzate alle popolazioni più
esposte, acquistasse un certo spessore. D'altronde, in queste circostanze, come
pure in situazioni di emergenza, si rischia sempre di tirare il freno troppo
tardi e troppo bruscamente, con contraccolpi che possono aumentare
considerevolmente le sofferenze di coloro che si trovano all'ultimo anello
della catena.
In Africa e in America Latina20 sono stati avviati
dei progetti ad ampio raggio che prevedevano:
– programmi di aggiustamento strutturale con
l'adozione di severe misure macro-economiche,
–
l'apertura di nuove importanti linee di credito,
–
– una profonda riforma strutturale delle
inefficienze locali. Queste sono in parte conseguenza dei monopoli statali, che
consumano una importante porzione del reddito nazionale senza rendere un
servizio di qualità sufficiente a beneficio di tutti. In molti di questi paesi,
tutti i servizi pubblici ne hanno risentito e, al pari della zizzania che si
mescola spesso al grano, alcuni settori competitivi ne sono risultati
penalizzati.21
Alcuni governi, spesso poco riconosciuti
sulla scena internazionale, sono stati ammirevoli: hanno avuto il coraggio
politico di applicare le misure inevitabili pur tenendo contemporaneamente in
debito conto i pareri e le pressioni esterne; si sono sforzati, offrendone
l'esempio, di far aumentare nei loro paesi il livello di cooperazione e di
solidarietà e di evitarne i contraccolpi. Ciò porta a constatare che
l'influenza dell'esempio del responsabile al vertice include non soltanto la
sua competenza e le sue qualità di comando ma anche la sua capacità di saper
limitare l'ingiustizia sociale, sempre presente in queste situazioni.
I paesi industrializzati debbono seriamente
porsi il seguente problema: il loro atteggiamento e anche la loro preferenza
nei confronti di paesi con difficoltà di sviluppo si fonda sulle qualità dei
responsabili politici in ambito sociale, tecnico e politico, o il loro appoggio
si basa su altri criteri?
B) LE CAUSE SOCIO-CULTURALI
Le realtà sociali
13. Si è constatato che alcuni fattori
socio-culturali accrescono i rischi di carestia e di malnutrizione cronica. I
tabù alimentari, lo status sociale e familiare della donna, la sua effettiva
influenza in seno alla famiglia, la mancanza di formazione delle madri alle
tecniche dell'alimentazione, l'analfabetismo generalizzato, la precarietà del
posto di lavoro o la disoccupazione, sono altrettanti fattori che possono sommarsi
e portare alla malnutrizione come pure alla miseria. Ricordiamo che gli stessi
paesi industrializzati non sono al riparo da questo flagello: questi stessi
fattori portano alla malnutrizione occasionale o cronica di numerosi "
nuovi poveri " che vivono gomito a gomito con coloro che nuotano
nell'abbondanza e nell'eccessivo consumismo.
La demografia
14. Diecimila anni or sono, la terra contava
probabilmente cinque milioni di abitanti. Nel XVII secolo, all'alba dei tempi
moderni, cinquecento milioni. In seguito, il ritmo della crescita demografica è
andato aumentando: un miliardo di abitanti all'inizio del XIX secolo, 1,65
all'inizio del XX, 3 miliardi nel 1960, 4 miliardi nel 1975, 5,2 nel 1990, 5,5
nel 1993, 5,6 nel 1994.22 Nel mentre, la situazione demografica è andata
sviluppandosi a ritmi diversi nei paesi " ricchi " e nei paesi "
in via di sviluppo ".23 Tale situazione è in corso di evoluzione: la
proliferazione, va ricordato, è una reazione della natura — e di conseguenza, dell'uomo
— alle minacce contro la sopravvivenza della specie.
Alcune ricerche evidenziano che, nella
misura in cui diventano più ricche, le popolazioni passano da una situazione di
alta natalità ed alta mortalità a quella opposta: ridotta natalità e ridotta
mortalità.24 Il periodo di transizione può risultare
critico per quanto attiene alle risorse alimentari; la mortalità infatti
diminuisce prima della natalità. L'aumento della popolazione deve essere
accompagnato da cambiamenti tecnologici, se non si vuole interrompere il ciclo
regolare della produzione agricola, non fosse altro che per l'impoverimento dei
terreni, la riduzione di quelli a riposo e l'assenza di rotazione agricola.
Le sue implicazioni
15. La crescita demografica rapida è causa o
conseguenza del sottosviluppo? Eccezion fatta per alcuni casi estremi, la
densità demografica non spiega la fame. In merito si osserva che, da una parte,
è proprio nei delta dei fiumi e nelle vallate sovrappopolate dell'Asia che sono
state realizzate le innovazioni agricole della " rivoluzione verde ";
dall'altra, paesi poco popolati, quali lo Zaire o
Fin tanto che nei paesi in via di sviluppo
le famiglie continueranno a ritenere che la loro produzione e la loro
sicurezza, possano essere assicurate solo da una prole numerosa, la situazione
demografica evolverà solo lentamente. E necessario ribadire che più
generalmente sono le trasformazioni economiche e sociali26 che consentono ai
genitori di accogliere il dono di un figlio. In questo ambito, l'evoluzione
dipende in gran parte dal livello socio-culturale dei genitori. E necessario
dunque prevedere per le coppie un'educazione alla paternità ed alla maternità
responsabili, nel completo rispetto dei principi etici e morali; conviene
facilitare loro l'accesso a metodi naturali di pianificazione familiare che
risultino in armonia con la vera natura dell'uomo.27
C) LE CAUSE POLITICHE
L'influenza della politica
16. Il blocco dell'afflusso di derrate alimentari
è stata utilizzato nel corso della storia, ieri come oggi, quale arma politica
o militare. Può trattarsi di veri e propri crimini contro l'umanità.
Il XX secolo ha conosciuto numerosi casi del
genere, quali, ad esempio:
a) Il blocco sistematico della fornitura di cibo
ai contadini ucraini da parte di Stalin, attorno al 1930, con un bilancio di
circa otto milioni di morti. Questo crimine, a lungo passato sotto silenzio o
quasi, è stato confermato recentemente in occasione dell'apertura degli archivi
del Cremlino.
b) I recenti assedi in Bosnia, specie quello di
Sarajevo, quando il meccanismo stesso degli aiuti umanitari è stato preso in
ostaggio.
c) Gli spostamenti forzati della popolazione in
Etiopia, per il raggiungimento del controllo politico da parte del partito unico
al governo; il bilancio è stato di centinaia di migliaia di morti a seguito
della carestia provocata dalle migrazioni forzate e dall'abbandono delle
culture.
d) Il blocco delle forniture alimentari in Biafra,
durante gli anni '70; lo si utilizzò quale arma contro la secessione politica.
Il crollo dell'Unione Sovietica da un lato ha
eliminato le cause delle guerre civili, provocate dal suo intervento diretto o
dalle reazioni ad esso: rivoluzioni senza sbocco, spostamento forzato di
popolazioni, disorganizzazione dell'agricoltura, lotte tribali, genocidi.
Tuttavia sussistono o sono riapparse numerose situazioni in grado di generare
gli stessi fenomeni. Anche se non dello stesso ordine di grandezza, esse
costituiscono nondimeno un pericolo per le popolazioni: si tratta segnatamente
del risorgere dei nazionalismi, favoriti da qualche Stato a regime ideologico
ma anche dalle ripercussioni a livello locale delle lotte di influenza tra
paesi industrializzati o ancora, in alcuni paesi, e specie in Africa, dalla lotta
per il potere.
Da menzionare altresì le situazioni di embargo per
ragioni politiche, quali quelli nei confronti di Cuba o dell'Iraq, i cui regimi
vengono considerati una minaccia per la sicurezza internazionale e che prendono
in ostaggio, per così dire, le loro popolazioni. Di fatto, sono le popolazioni
stesse — oggetto di questo tipo di atti di forza — ad esserne le prime vittime.
E per questo che i costi in termini umanitari di tali decisioni debbono essere
presi in debita considerazione. D'altro canto, alcuni responsabili politici
fanno leva sulle miserie del loro popolo, provocate dalle loro stesse
macchinazioni, per costringere la comunità internazionale a ristabilire
l'afflusso di rifornimenti. Si tratta ogni volta di una situazione specifica, da
affrontare caso per caso, nello spirito della Dichiarazione Mondiale sulla
Nutrizione, che afferma: " L'aiuto alimentare non può essere rifiutato per
ragioni di obbedienza politica, di situazione geografica, di sesso, di età o di
appartenenza ad un gruppo etnico, tribale o religioso ".28
Esistono ulteriori ripercussioni dell'azione
politica sulla fame. A più riprese si è assistito all'esportazione gratuita
delle eccedenze agricole (per esempio di grano) da parte dei paesi
industrializzati produttori, verso alcuni paesi con difficoltà di sviluppo e
nei quali l'alimentazione di base è costituita dal riso. Il vero obiettivo era
quello di sostenere i propri prezzi interni. Queste esportazioni gratuite hanno
prodotto risultati molto negativi: la popolazione è stata portata a modificare
le sue abitudini alimentari, scoraggiando in tal modo i produttori locali i
quali, viceversa, hanno bisogno di essere fortemente sostenuti.
La concentrazione dei mezzi
17. Le differenze di condizioni economiche
all'interno dei paesi con difficoltà di sviluppo, sono più vistose di quelle
esistenti nei paesi industrializzati o fra i paesi stessi. La ricchezza ed il
potere sono molto concentrati nell'ambito di uno strato ristretto ma complesso
della popolazione, che è a contatto con gli ambienti internazionali e in
possesso del controllo dell'apparato dello Stato, esso stesso fortemente
deficitario. Qualsiasi tendenza al miglioramento vi è del tutto assente mentre,
a volte, si registrano nette tendenze alla regressione economica e sociale. Il
divario fra il tenore di vita, non solo ingenera situazioni conflittuali, che
possono condurre a violenze a catena, ma favorisce inoltre il clientelismo
quale unica possibilità di realizzazione personale. Il risultato è quello di
paralizzare le iniziative possibili sul piano meramente economico e, d'altro
canto, quello di impoverire profondamente le motivazioni altruiste che esistono
in tutte le società tradizionali. In un tale contesto, lo Stato svolge spesso
un ruolo preponderante, che gli consente di favorire i settori di esportazione
della produzione — il che di per sé è un bene — lasciando tuttavia uno scarso
margine di profitto all'insieme delle popolazioni locali.
In altri casi, per debolezza o per ambizione
politica, le autorità fissano i prezzi dei prodotti agricoli a livelli talmente
bassi che i contadini finiscono per sovvenzionare gli abitanti delle città,
situazione che favorisce l'esodo rurale. I mezzi di comunicazione di massa,
l'elettronica e la pubblicità, contribuiscono anch'essi a questo spopolamento
delle campagne. L'aiuto allo sviluppo a beneficio di questi paesi funge allora
da incoraggiamento più o meno indiretto a quei governi che perseguono tali
pericolose strategie e vengono in tal modo a beneficiare di questo sostegno
finanziario del tutto illegittimo, in quanto le loro politiche sono nettamente
contrarie al vero interesse dei loro popoli. I paesi industrializzati debbono
interrogarsi se in tal senso non abbiano malauguratamente lanciato segnali
negativi per tanti anni.
Le destrutturazioni economiche e sociali
18. Le destrutturazioni economiche e sociali sono
la contemporanea risultanza di cattive politiche economiche e delle pressioni
politiche nazionali ed internazionali (cf. nn. 11-13 e 17). Qui di seguito sono menzionate alcune
delle più frequenti e delle più perniciose:
a)
Le politiche nazionali che, dietro pressione delle
popolazioni svantaggiate delle città, considerate come una potenziale minaccia
alla stabilità politica del paese, abbassano artificialmente i prezzi agricoli,
a detrimento dei produttori locali di prodotti alimentari. Tale situazione si è
generalizzata in Africa nel corso del decennio 1975-85, provocando una netta
diminuzione delle produzioni locali. Numerosi paesi che disponevano di un ampio
potenziale agricolo, quali lo Zaire e lo Zambia, per
la prima volta sono risultati importatori netti.
b)
b) La politica della maggior parte dei paesi
industrializzati, i quali proteggono ampiamente la loro agricoltura, favorendo
la produzione di eccedenze, che poi esportano a prezzi inferiori a quelli del
mercato interno. Diversamente i prezzi mondiali sarebbero più elevati,
beneficiando così gli altri paesi esportatori. Dopo vari anni di stimolo
all'incremento della produzione, che hanno portato a forti destrutturazioni nello
stesso sistema agricolo, i beneficiari di un tal genere di protezione si
trovano oggi, in Europa, in situazioni non giustificabili. Questa politica,
sostenuta dall'opinione pubblica locale, può risultare totalmente contraria
all'interesse dei consumatori di tutto il mondo, tanto dei paesi privilegiati
quanto di quelli più poveri. Nei paesi protetti, infatti, sono i consumarori interni a fare le spese di tale protezione
trovando sul mercato prezzi alti; mentre, nei paesi non protetti, gli
agricoltori locali, che pur sono elementi essenziali per il benessere del
proprio paese, vengono penalizzati da importazioni a prezzi tagliati che
gravano notevolmente sui prezzi interni, accelerando la loro rovina e le
migrazioni verso le città.
c) Le culture tradizionali di produzione
alimentare sono spesso minacciate da uno sviluppo economico aberrante, come nel
caso, ad esempio, della sostituzione delle produzioni tradizionali con una
agricoltura industriale mirata sia all'esportazione (grandi derrate agricole
destinate all'esportazione e tributarie dei mercati agricoli internazionali),
sia alla produzione di surrogati locali (per esempio, in Brasile, produzione di
canna da zucchero per l'alcool ad uso automobilistico, allo scopo di ridurre le
importazioni di petrolio, con conseguente sradicamento dei contadini dalle loro
terre e migrazioni in massa).
D)
I notevoli progressi dell'umanità
19. A fronte delle macroscopiche incoerenze
alle quali abbiamo accennato, fanno tuttavia riscontro progressi non meno
spettacolari che hanno consentito alla popolazione mondiale di passare in trent'anni (1960-1990)29 da
Dal 1950 al 1980, la produzione compessiva delle derrate alimentari nel mondo è raddoppiata
e " nel mondo esiste complessivamente sufficiente cibo per tutti "31.
Il fatto che la fame continui nonostante ciò ad esistere, evidenzia la natura
strutturale del problema: " il problema principale è costituito dalle
condizioni di accesso a questo cibo che non sono eque ".32 E un errore
quello di misurare il consumo alimentare effettivo delle famiglie utilizzando
il solo parametro statistico della disponibilità di cereali per abitante. La
fame non è un problema di disponibilità, ma di solvibilità della domanda; è un
problema di miseria. D'altro canto, è da notare che la sopravvivenza di
una moltitudine di individui è assicurata tramite una economia informale che,
essendo per sua stessa natura non dichiarata, è precaria e difficilmente
quantificabile.
I mercati agro-alimentari
20. Sui mercati agro-alimentari mondiali vengono
scambiati vari prodotti che non sempre sono quelli consumati nella maggior
parte dei paesi con difficoltà di sviluppo.33 Le
eccessive fluttuazioni dei prezzi, contrarie agli interessi sia dei produttori
che dei consumatori, sono la risultanza di meccanismi spontanei di
aggiustamenti e risultano amplificate dalle particolari caratteristiche di
questi mercati. I tentativi di stabilizzazione sono risultati tutti poco
soddisfacenti, se non addirittura controproducenti per gli stessi produttori.
D'altro canto, un rialzo dei prezzi è reso impossibile dallo stesso
funzionamento dei mercati. Il limitato numero di operatori commerciali a
livello internazionale, non consente manovre sui prezzi e costituisce un
ostacolo all'inserimento di nuovi soggetti, il che è sempre negativo. Lo
sviluppo delle capacità di produzione dipende in maniera massiccia dalla
diffusa applicazione dei progressi tecnici nella produzione (progressi nel
settore della genetica e delle varie applicazioni). Da notare che la produzione
media di riso in Indonesia è passata, in una sola generazione, da
L'agricoltura moderna
II
SFIDE DI NATURA ETICA DA AFFRONTARE INSIEME
La dimensione etica del fenomeno
22. Per progredire verso una soluzione del
problema della fame e della malnutrizione nel mondo, è indispensabile coglierne
la natura etica.
Se la causa della fame è un male morale, al di
sopra ed al di là di tutte le cause fisiche, strutturali e culturali, le sfide
sono della stessa natura morale. Ciò può motivare l'uomo di buona volontà che
crede nei valori universali, dentro la varietà delle culture, ed in particolar
modo il cristiano che vive l'esperienza del rapporto preferenziale che il
Signore onnipotente vuole stabilire con ogni uomo, chiunque egli sia.
Questa sfida richiede una migliore comprensione
dei fenomeni, la capacità degli uomini di rendersi reciproco servizio — il che
è realizzabile con il semplice intervento delle forze economiche ben concepite
— ed anche lo sradicamento di ogni genere di corruzione. Ma, ben oltre, la
sfida si colloca principalmente sul piano della libertà di ogni uomo di
cooperare, nella sua azione di ogni giorno, alla promozione di ogni uomo e di
tutti gli uomini, ovvero di collaborare allo sviluppo del bene comune.34 Tale sviluppo implica la giustizia sociale e la
destinazione universale dei beni della terra, la pratica della solidarietà e
della sussidiarietà, la pace ed il rispetto
dell'ambiente naturale. Questa è la direzione da prendere per ridare la
speranza e per costruire un mondo più accogliente per le prossime generazioni.
Affinché sia possibile progredire in tal senso,
dovrà essere favorita, promossa ed eventualmente nuovamente incoraggiata la
ricerca organica del bene comune, quale necessaria componente delle motivazioni
di base di tutti gli attori politici ed economici, nella loro riflessione e nel
loro agire, a tutti i livelli ed in tutti i paesi.
Le motivazioni personali ed istituzionali delle
persone sono necessarie al buon funzionamento della società, ivi comprese le
famiglie. Ma gli uomini, ognuno per conto suo e tutti congiuntamente, debbono
far propria questa conversione che consiste nel non sacrificare la ricerca del
bene comune al proprio interesse strettamente personale, a quello dei loro
congiunti, dei loro datori di lavoro, dei loro clan, dei loro paesi, anche se
legittimi.
I principi elaborati a poco a poco dalla dottrina
sociale della Chiesa costituiscono una guida preziosa per l'impegno
dell'umanità contro la fame. Il perseguimento del bene comune è l'area di
incontro ove convergono:
–
la ricerca della massima efficacia nella gestione
dei beni terreni;
–
– un maggior rispetto della giustizia sociale
attuata mediante la destinazione universale dei beni;
– l'esercizio della solidarietà, che impedisce
l'appropriazione dei mezzi finanziari da parte dei benestanti, e che consentirà
ad ogni uomo di non venire escluso dal corpo sociale ed economico, nè di essere privato della sua dignità fondamentale.
– una pratica competente e permanente della sussidiarietà — che garantisce i responsabili
dall'appropriarsi del potere, che, di fatto, è il potere di servire;
E dunque l'insieme dell'insegnamento sociale
della Chiesa che deve impregnare più o meno coscientemente la filosofia
dell'azione dei responsabili.
Tale affermazione rischia di essere accolta
con scetticismo o addirittura con cinismo. L'attività di molti responsabili si
svolge in un ambiente duro, a volte crudele, generatore di angosce e di una
orgogliosa ricerca del potere, per mantenerlo. Costoro possono essere inclini a
ritenere che le considerazioni etiche costituiscano altrettanti ostacoli.
Tuttavia, la frequente esperienza quotidiana nei luoghi più diversi, dimostra
che le cose stanno altrimenti: in effetti, solo uno sviluppo equilibrato e che
mira al bene comune si rivelerà autentico e contribuirà — anche se a lungo
termine — alla stabilità sociale. Ad ogni livello, ed in tutti i paesi, molti
sono coloro che normalmente operano in maniera discreta, tenendo conto degli
interessi legittimi dei loro simili.
Compito immenso dei cristiani è, ovunque, la
promozione di comportamenti di tal genere: al pari di un pizzico di lievito in
una pasta molto dura, vi sono chiamati dalla loro stretta adesione all'amore
che il Signore ha per tutti gli uomini e che essi sperimentano nel profondo del
loro essere.
Questo compito esaltante si traduce
nell'offrirne l'esempio in ogni ambito, tecnico, organizzativo, morale e
spirituale, aiutandosi reciprocamente a tutti i livelli di responsabilità,
coinvolgendo tutti coloro che non ne sono " esclusi " dalle loro
condizioni sociali.
L'amore del prossimo per raggiungere lo
sviluppo
23. Questa ricerca del bene comune si può fondare
esclusivamente sull'attenzione e sull'amore per gli uomini. Nelle situazioni
più diverse, essi si trovano ogni giorno di fronte all'alternativa:
autodistruzione personale e collettiva o amore per il prossimo. La seconda
opzione manifesta la consapevolezza di una responsabilità che, per amore degli
uomini, non indietreggia di fronte ai propri limiti, né di fronte all'ampiezza
dei compiti da realizzare. " Come giudicherà la storia una generazione che
ha tutti i mezzi per nutrire la popolazione del pianeta e che si rifiuterebbe
di farlo per un accecamento fratricida? Che deserto sarebbe un mondo in cui la
miseria non incontrasse l'amore che fa vivere? ".35
L'amore va oltre il semplice dono. Lo sviluppo si
coltiva mediante l'azione dei più coraggiosi, dei più competenti e dei più
onesti: costoro si sentono allo stesso tempo solidali con tutti gli uomini che
sono condizionati in misura maggiore o minore da ciò che essi fanno o
dovrebbero fare. Tale responsabilità universale e concreta è una manifestazione
essenziale dell'altruismo.
La solidarietà è chiaramente un'esigenza per
tutti. Fortunatamente, non è necessario attendere che la maggioranza degli
uomini si converta all'amore per il prossimo, per raccogliere i frutti
dell'azione di coloro che agiscono nel proprio contesto senza attendere. Vanno
accolti come fondato motivo di speranza i risultati dell'azione di coloro i
quali, a tutti i livelli, nella loro attività quotidiana, si comportano quali
servitori di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.
La giustizia sociale e la destinazione
universale dei beni
24. Al centro della giustizia sociale si colloca
il principio della destinazione universale e comune dei beni della terra. Il
Papa Giovanni Paolo II così lo ha espresso: " Dio ha dato la terra a tutto
il genere umano perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere nè privilegiare nessuno ".36 Questa affermazione,
costante nella tradizione cristiana, non è sufficientemente ribadita, anche se
essa si rivolge chiaramente all'umanità intera, a prescindere dall'appartenenza
confessionale. Tale assioma costituisce di per sè un
fondamento necessario per l'edificazione di una società di giustizia, di pace e
di solidarietà. Infatti, generazione dopo generazione, dobbiamo considerarci
come coloro che amministrano temporaneamente le risorse della terra e il
sistema di produzione. A fronte delle finalità della creazione, il diritto di
proprietà non è un assoluto, tanto è vero che è esercitato e riconosciuto in
maniera diversa dalle diverse culture; è una delle espressioni della dignità di
ciascuno, ma è giusto solo in quanto indirizzato al bene comune e se concorre
alla promozione di tutti.
Le costose deviazioni dal bene comune: le "
strutture di peccato "
25. Ignorare il bene comune si accompagna ad una
ricerca esclusiva e a volte esasperata di beni particolari quali il denaro, il
potere, la reputazione, perseguiti per se stessi come un assoluto: essi si
convertono così in idoli. E in tal modo che nascono le " strutture di
peccato ",37 coacervo di luoghi e di circostanze, ove le abitudini sono
perverse e tali da obbligare a dar prova di eroismo qualsiasi nuovo venuto che
si rifiuti di adottarle.
Le " strutture di peccato " sono
molteplici: alcune sono diffuse a livello mondiale — come per esempio i
meccanismi ed i comportamenti che generano la fame — altre sono su scala molto
più ridotta, ma provocano dissimmetrie tali da
rendere molto più difficile la pratica del bene. Queste " strutture "
determinano sempre costi elevati in termini umani: sono luoghi di distruzione
del bene comune.
E meno frequente constatare quanto esse siano
degradanti e costose a livello economico. Se ne possono offrire esempi
sconvolgenti.38 Lo sviluppo è frenato non soltanto
dall'ignoranza e dall'incompetenza, ma anche, e su vasta scala, dalle
molteplici " strutture di peccato " che agiscono quale contagiosa
deviazione della destinazione universale dei beni della terra verso scopi
particolari e sterili.
E evidente, in effetti, che l'uomo non può
sottomettere la terra e dominarla in maniera efficace adorando nel contempo
falsi idoli quali il denaro, il potere e la reputazione, considerati beni a sé
stanti e non strumenti per servire ogni uomo e tutti gli uomini. Cupidigia,
orgoglio e vanità accecano colui che vi soccombe e che finisce per non
comprendere più neppure quanto le sue percezioni siano limitate e le sue azioni
autodistruttive.
La destinazione universale dei beni presuppone che
denaro, potere e reputazione siano ricercati quali strumenti per:
a) costituire mezzi di produzione di beni e
servizi di effettiva utilità sociale ed in grado di promuovere il bene comune;
b) condividere con i più svantaggiati che incarnano,
agli occhi di tutti gli uomini di buona volontà, il bisogno di bene comune: in
effetti, essi sono testimonianza vivente della carenza di tale bene. Più
ancora, per i cristiani, essi sono figli amati da Dio che, tramite loro ed in
loro, viene a visitarci.
L'" assolutizzazione
" di queste ricchezze le spoglia, in tutto o in parte, della loro utilità
per il bene comune. Il funzionamento dell'economia mondiale appare globalmente
mediocre — specie in rapporto ai risultati di punta che ottengono alcuni paesi
su periodi alquanto lunghi — ed estremamente costoso in termini umani (laddove
funziona e laddove non funziona), in quanto è profondamente minato dal costo
delle cattive abitudini, vera costrizione morale che grava sugli individui.Invece, non appena dei gruppi di persone riescono a
lavorare di comune accordo facendosi carico della collettività intera e di ogni
singola persona, si registrano progressi notevoli: persone fino a quel momento
poco utili, eccellono per la qualità dei loro servizi e gli esiti positivi
modificano progressivamente le condizioni materiali, psicologiche e morali
della vita. Si tratta in realtà degli " opposti " delle "
strutture di peccato "; le si potrebbero definire " strutture del
bene comune ", che preparano la " civiltà dell'amore "
26. Se chi è economicamente povero è testimonianza
della scarsa attenzione per il bene comune, egli ha anche un messaggio
particolare da darci. Sulla realtà della vita pratica ha pareri ed esperienze a
lui propri, che i più fortunati non conoscono. Come afferma Papa Giovanni Paolo
II nella Lettera Enciclica Centesimus annus: " ma soprattutto sarà necessario abbandonare la
mentalità che considera i poveri — persone e popoli — come un fardello e come
fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri hanno
prodotto... l'elevazione dei poveri è una grande occasione per la crescita
morale, culturale ed anche economica dell'intera umanità ".40
pareri degli indigenti — che non sono nè più nè meno esatti e completi
dei pareri dei responsabili — sono tuttavia essenziali a questi ultimi, se
desiderano che la loro azione a lungo termine non conduca all'autodistruzione.
Avviare politiche economiche e sociali difficili e costose, senza tener conto
della percezione della realtà che ha il più piccolo, rischia di portare entro
un certo lasso di tempo a vicoli ciechi, che sono assai onerosi per la terra
intera. E quanto è avvenuto con il debito del Terzo Mondo. Se i creditori ed i
debitori avessero considerato il punto di vista dei più poveri quale uno degli
elementi essenziali della realtà — dando così prova di maggiore saggezza —
sarebbero stati indotti ad una maggiore prudenza, e in molti paesi, l'avventura
non si sarebbe risolta così male o addirittura avrebbe volto al meglio.Nella complessità dei problemi da risolvere, o piuttosto,
nella complessità delle condizioni di vita da migliorare, questo ascolto
preferenziale dei poveri consente di non cadere nella schiavitù del breve
termine, nella tecnocrazia, nella burocrazia, nell'ideologia, nell'idolatria
del ruolo dello Stato o del ruolo del mercato; gli uni e gli altri hanno la
loro utilità essenziale, ma in quanto strumenti da non assolutizzare.
Gli organismi intermedi hanno specificamente
la funzione di far intendere la voce dei poveri e di cogliere le loro
percezioni, al pari delle loro necessità e dei loro desideri. Ma spesso, questi
organismi sono particolarmente disarmati di fronte al loro compito. Risentono a
volte della loro posizione di monopolio, che li porta a coltivare il proprio
potere; altre volte di posizioni concorrenziali, dove altri cercano di
utilizzare il povero come mezzo per accedere al potere. L'azione dei sindacati
è dunque particolarmente necessaria e sfiora l'eroismo quando questi vogliono
svolgere una funzione così essenziale, senza farsi distruggere o fagocitare.41
In tali condizioni, la condivisione diventa
un'autentica collaborazione alla quale ciascuno contribuisce, offrendo a tutti
ciò di cui necessita la comunità degli uomini. Il più svantaggiato svolge il
suo specifico ruolo, tanto più essenziale essendo egli realmente un escluso.42 Questo paradosso non deve meravigliare il cristiano.
Il dovere di garantire a ciascuno lo stesso
diritto di accesso al minimo indispensabile per vivere non è più unicamente
obbligo morale di condivisione con l'indigente — cosa già notevole — ma
reintegrazione nella stessa comunità che, senza di lui, tende ad inaridirsi e
finanche a distruggersi. Il posto del povero non è alla periferia, in una
emarginazione dalla quale si potrebbe tentare bene o male di farlo uscire. Egli
deve essere posto al centro delle nostre preoccupazioni ed al centro della
famiglia umana. E là che potrà svolgere l'unico ruolo unico che gli compete
nella comunità.
In questa prospettiva, la giustizia sociale,
che è anche giustizia commutativa, acquista pieno significato. Fondamento di
tutte le azioni per la difesa dei diritti, assicura la coesione sociale, la
coesistenza pacifica delle nazioni, ma anche il loro comune sviluppo.
Una società integrata
27. La concezione di una giustizia radicata
nella solidarietà umana, e che a questo titolo comanda ai più forti di aiutare
i più deboli, deve condurre i nostri passi ovunque la voce del povero si faccia
sentire, per aprire un solo cantiere ove giustizia, pace e carità congiungano i
loro sforzi.
Le società non possono validamente
costituirsi sull'esclusione di alcuni dei loro membri. Ne consegue, per
coerenza, ed è quindi implicito, il diritto che anche i poveri hanno di
organizzarsi per meglio ottenere l'aiuto di tutti nella lotta di liberazione
dalla loro miseria.
La pace, un equilibrio di diritti
28. Una pace duratura non è frutto di un
equilibrio di forze ma di un equilibrio di diritti. La pace non è neppure
frutto della vittoria del forte sul debole, ma, all'interno di ogni popolo e
fra i popoli, frutto della vittoria della giustizia sui privilegi iniqui, della
libertà sulla tirannia, della verità sulla menzogna,43 dello sviluppo sulla
fame, la miseria o l'umiliazione. Per giungere ad una vera ed autentica pace,
ad un'effettiva sicurezza internazionale, non è sufficiente impedire le guerre
ed i conflitti; è necessario anche favorire lo sviluppo, creare condizioni in
grado di garantire il pieno godimento dei diritti fondamentali dell'uomo.44 In tale contesto, democrazia e disarmo diventano due
esigenze della pace, indispensabile per uno sviluppo autentico.
Il disarmo, un'urgenza da cogliere
29. I conflitti regionali sono costati circa
diciassette milioni di morti in meno di mezzo secolo. " Negli anni '80, il
totale mondiale delle spese militari ha raggiunto un livello senza precedenti
in tempi di pace; valutate a un bilione (mille miliardi) di dollari l'anno,
rappresentano all'incirca il cinque per cento del totale del reddito mondiale
".45 Di qui l'importanza e l'urgenza, per tutti i responsabili politici ed
economici, di far sì che tali enormi somme stanziate per la morte,
nell'emisfero settentrionale come in quello meridionale, lo siano, d'ora in
poi, per la vita. Un tale atteggiamento costituirebbe il riscontro fattuale delle ragioni morali che sostengono il disarmo
progressivo; in tal modo si potrebbero rendere disponibili importanti risorse
finanziarie a vantaggio dei paesi in via di sviluppo, somme indispensabili al
loro autentico progresso.46
Una " struttura di peccato "
particolarmente radicata è costituita dall'esportazione di armi in misura
superiore alle necessità legittime di autodifesa dei paesi acquirenti, oppure
destinate a trafficanti internazionali, che oggi propongono su catalogo le armi
più sofisticate a coloro che hanno i mezzi per acquistarle. Su questo terreno
fiorisce la corruzione, ma il male è ancor più profondo. Si devono lodare quei
governi che, subentrati a regimi che avevano impegnato i loro paesi
nell'acquisto di armi in quantità di gran lunga superiore ai loro bisogni,
hanno avuto il coraggio di denunciare questi contratti, rischiando in tal modo
di alienarsi la benevolenza dei paesi esportatori.
Rispetto dell'ambiente
30. La natura ci sta dando una lezione di
solidarietà che rischiamo di dimenticare. Nella catena stessa della produzione
alimentare, tutti gli uomini si scoprono elementi attivi o passivi di un
ecosistema. Un nuovo campo di responsabilità si apre alle coscienze.
Non si può voler contemporaneamente nutrire un
maggior numero di persone ed indebolire l'agricoltura. Tuttavia, l'agricoltura
risulta tanto più inquinante (ricorso massiccio a concimi, pesticidi e
macchinari) quanto più diffusa diventa l'industrializzazione, senza che
purtroppo a ciò faccia riscontro una corretta lavorazione. Assieme ad altri
elementi necessari alla vita, aria e acqua, terreni e foreste sono minacciati
dall'inquinamento, dal consumo eccessivo, dalla desertificazione provocata
dall'uomo e dal disboscamento. In cinquant'anni, metà
delle foreste tropicali sono state rase al suolo, il più delle volte per
ricavarne terreni, o per politiche cieche di sfruttamento accelerato, volto a
riequilibrare l'onere del debito. Nelle regioni più povere, la desertificazione
è provocata da pratiche di sopravvivenza che aumentano la povertà: pastorizia
eccessiva, taglio di alberi ed arbusti per la cottura degli alimenti e per il
riscaldamento.47
Ecologia e sviluppo equo
31. Una gestione ecologicamente sana del pianeta è
urgente. Limitandosi al solo aspetto della produzione agroalimentare
— già notevole — si evidenziano due elementi. In primo luogo, il suo costo
andrà integrato nell'attività economica:48 qui bisogna domandarsi se sono
sempre i poveri a doverne sopportare l'onere a scapito della loro
alimentazione. In secondo luogo, la preoccupazione di comprendere meglio
l'equilibrio fra ecologia ed economia fa maturare l'idea attuale di sviluppo
duraturo. Ma questo obiettivo non deve offuscare la necessità di promuovere,
con ancor maggior vigore, uno sviluppo equo. In ultima analisi, lo sviluppo non
può essere duraturo se non nella misura in cui è equo. Altrimenti, è probabile
che alle distorsioni attuali se ne aggiungano di nuove.
Cogliere insieme la sfida
32. Fame e malnutrizione richiedono azioni
specifiche che non possono essere dissociate da un impegno rinnovato per lo
sviluppo integrale della persona e dei popoli. Di fronte all'ampiezza di questo
fenomeno,
Molti, fortunatamente, sono gli sforzi già
messi in atto per vincere la fame da parte di singole persone, delle Organizzazioni
non governative, dei poteri pubblici e delle Organizzazioni internazionali.
Basti ricordare soltanto
Riconoscere il contributo dei poveri alla
democrazia
33. Il dinamismo dei poveri è poco
conosciuto. Per invertire questa tendenza è necessario modificare vari
atteggiamenti e prassi, economiche, sociali, culturali e politiche. Quando i
poveri sono tenuti in disparte dall'elaborazione di quei progetti che li
riguardano, la storia dimostra che, in linea di principio, non ne traggono
beneficio. La solidarietà della comunità umana è tutta da costruire. Non si
imparerà a condividere il pane quotidiano, se non favorendo un riorientamento delle coscienze e delle azioni dell'intera
società.49 Sono questi gli atteggiamenti che
conducono ad una vera democrazia.
La democrazia è generalmente considerata
elemento essenziale per lo sviluppo umano, in quanto consente una
partecipazione responsabile alla gestione della società; d'altra parte, i due
elementi vanno di pari passo, e la fragilità dell'una può compromettere
l'altro. Se il principio d'uguaglianza soccombe di fronte ai rapporti di forza,
il ruolo dei poveri nella società sarà ridotto a quello della mera
sopravvivenza. Una democrazia si giudica dalla sua capacità di coniugare
libertà e solidarietà, prendendo così radicalmente le distanze dal liberalismo
assoluto o da altre dottrine, che negano il senso della libertà o che
costituiscono ostacolo alla vera solidarietà.50
Le iniziative comunitarie
34. Di fronte alla miseria, ovunque un
numero crescente di individui e di gruppi scelgono di partecipare ad azioni
comunitarie. Tali iniziative vanno fortemente incoraggiate. Attualmente, un
numero sempre maggiore di paesi appoggia la partecipazione popolare, ma alcune
realtà operano tentando ancora, con conseguenze a volte molto pesanti, di
ridurre al silenzio tali iniziative che, se li disturbano, rappresentano
tuttavia le basi indispensabili per un effettivo sviluppo.
Alcune Organizzazioni non governative (ONG)
per lo sviluppo, create a partire da iniziative locali, hanno favorito la
formazione di una nuova società civile a base popolare in molti paesi in via di
sviluppo, organizzando mezzi di concertazione e di sostegno molto
diversificati. Grazie ai dinamismi popolari che in tal modo si sono aperti la
strada, numerosi individui fra i più indigenti, possono finalmente uscire dalla
loro miseria e migliorare la loro condizione di fronte alla fame e alla malnutrizione.
Nel corso degli ultimi anni, alcune
Associazioni Internazionali Cattoliche e nuove comunità ecclesiali hanno
avviato varie iniziative in campo socio-economico. Per combattere la fame e la
miseria, si ispirano alle corporazioni medioevali e specie alle unioni
cooperative del XIX secolo, nelle quali promotori del bene comune fondavano
delle istituzioni secondo lo spirito evangelico o trovando supporto nella
solidarietà sociale. Il primo a sottolineare la necessità di organizzarsi per
la promozione sociale fu il quacchero P. C. Plockboy
(, 1695). Altri pionieri del passato più conosciuti sono: Félicité
Robert de Lamennais
(1782-1854), Adolf Kolping
(, 1856), Robert Owen
(1771-1858), il barone Wilhelm Emmanuel von Ketteler (1811-1877), mentre
oggigiorno sorgono associazioni che mirano al bene comune della società e
intendono arginare l'egoismo, l'orgoglio e l'avidità che spesso costituiscono
le leggi della vita collettiva. Le esperienze maturate nel corso di tutta la
storia ed i risultati di queste nuove iniziative danno adito a sperare di
trarne i frutti in futuro.51
L'accesso al credito
35. " Uno dei grandi risultati delle ONG è
stato quello di garantire ai poveri l'accesso al credito ".52 Questo
accesso al credito da parte di gruppi popolari è divenuto una pratica
d'avanguardia, in grado di far progredire un'economia di sussistenza informale
fino a costituire un reale tessuto economico di base. Forse, si è ancora
lontani dall'innalzare in maniera significativa il livello del Prodotto Interno
Lordo (PIL), ma l'importanza del fenomeno risiede anche nel suo significato
intrinseco e nella strada che apre. Sostenendo le iniziative comunitarie, dando
fiducia ai partners locali, si evita il persistere di
schemi assistenziali e si gettano lentamente le basi di uno sviluppo integrale.53
Il ruolo fondamentale delle donne
36. Nella lotta contro la fame e in favore
dello sviluppo, il ruolo della donna è, di fatto, fondamentale, pur se spesso
non ancora sufficientemente riconosciuto ed apprezzato. E opportuno sottolineare
il ruolo primario della donna nella sopravvivenza di intere popolazioni, specie
in Africa. Sono spesso le donne che producono il necessario per l'alimentazione
delle famiglie. Specie nei paesi in via di sviluppo, ad esse spetta di dare
alla loro famiglia un'alimentazione sana ed equilibrata, ma diventano le prime
vittime di decisioni adottate a loro insaputa, quali l'abbandono delle culture
orticole e dei mercati locali di cui, tuttavia, esse sono i principali
operatori. Tale approccio non rispetta le donne e nuoce allo sviluppo; in
simili condizioni, il passaggio all'economia di mercato e l'introduzione delle
tecnologie possono peggiorare — nonostante le migliori intenzioni — le
condizioni di lavoro delle donne.
La malnutrizione colpisce le donne in
maniera particolare: sono loro le prime a risentirne, ed il loro stato si
ripercuote poi sulle loro maternità, incidendo sul futuro sanitario e
scolastico dei figli.
Ma lo scopo di questa lotta deve inseririsi in un contesto più ambizioso: mirare a migliorare
nei paesi poveri lo status sociale delle donne, offrendo loro un miglior
accesso alle cure sanitarie, alla formazione ed anche al credito. In tal modo,
le donne potranno collaborare al meglio all'aumento della produzione, alla
realizzazione dello sviluppo, all'evoluzione economica e politica dei loro
paesi.54
Ma questo progresso deve aver cura di
conservare i ruoli dell'uomo e della donna, senza scavare un solco fra di loro,
evitando di femminilizzare gli uomini o di
virilizzare le donne.55 L'auspicabile evoluzione
della condizione della donna non deve far perdere di vista, tuttavia,
l'attenzione che essa deve dare alla vita che nasce e che sboccia. Alcuni paesi
in fase di sviluppo ne offrono l'esempio, arginando quelle eccessive modifiche
della sensibilità femminile che si verificano attualmente in Occidente, senza
con ciò paralizzare la donna nel suo ruolo tradizionale. In effetti, non
bisogna ripetere in questo ambito gli errori commessi penalizzando le strutture
tradizionali a vantaggio dei modelli occidentali, particolarmente inadatti alle
situazioni locali ed adottati senza i necessari adeguamenti.
Integrità e senso sociale
37. E imperativo motivare tutti gli attori sociali
ed economici a favorire politiche di sviluppo che abbiano per obiettivo quello
di assicurare a tutti gli uomini pari opportunità di vivere dignitosamente e
questo con il concorso degli sforzi e dei sacrifici necessari. Ciò risulterà
però impossibile se i responsabili non dimostreranno indiscutibilmente la loro
integrità e il loro senso del bene comune. I fenomeni di fughe di capitali, di
spreco o di appropriazione delle risorse a vantaggio di una minoranza
familiare, sociale, etnica o politica, sono diffusi e di pubblico dominio. Tali
deviazioni vengono denunciate di sovente, senza che per questo gli autori siano
di fatto sollecitati a porre fine a queste attività — a volte di notevole
entità — che ledono gli interessi dei poveri.56
E specialmente la corruzione57 che spesso ostacola
le riforme necessarie al perseguimento del bene comune e della giustizia, le
quali vanno di pari passo. La corruzione, dalle molteplici cause, costituisce
in primo luogo un gravissimo abuso della fiducia che la società accorda ad un
individuo, a cui viene affidato il mandato di rappresentarla ed il quale,
invece,approfitta di tale potere per trarne vantaggi personali. La corruzione è
uno dei meccanismi costitutivi di numerose " strutture di peccato "
ed il suo costo per il pianeta è di gran lunga superiore all'ammontare
complessivo delle somme sottratte.
III
VERSO UN'ECONOMIA PIU'
SOLIDALE
Per meglio servire l'uomo e tutti gli uomini
38. La crescita della ricchezza è necessaria
allo sviluppo, ma le grandi riforme macro-economiche — che comportano sempre
una limitazione dei redditi — possono fallire, se le riforme strutturali non
vengono avviate con l'energia ed il coraggio politico necessari, specie per
quanto attiene al settore pubblico: riforma del ruolo dello stato, eliminazione
degli ostacoli politici e sociali. In questo caso, causano inutili sofferenze
ed accelerano una ricaduta. Queste grandi riforme, a volte eccessivamente
brutali, sono sempre accompagnate da aiuti provenienti dalla comunità
internazionale che fa pressione sul potere politico, spesso dietro sua
richiesta, per porre il paese di fronte alle sue scelte ed aiutarlo ad adottare
delle decisioni, che i paesi industrializzati non hanno più avuto motivo di
adottare dagli anni della ricostruzione, dopo la seconda guerra mondiale.
Per le istituzioni internazionali è doveroso
includere nei piani elaborati dai governi, ascoltatone il parere, delle
disposizioni mirate ad alleviare la sofferenza di coloro che verranno
maggiormente colpiti da tali misure necessarie. Sta a loro nutrire fiducia nei
confronti dei dirigenti del paese, cosicché questo realmente benefici, in quel
determinato momento, degli aiuti finanziari pubblici e privati. Le istituzioni
internazionali debbono anche far pressione sul governo affinché tutte le
categorie sociali possano partecipare allo sforzo comune. Diversamente, questo
non sarà in grado di percorrere la strada, se pur appena abbozzata, del bene
comune e della giustizia sociale, così difficile da salvaguardare in tali
circostanze.
Per raggiungere tale obiettivo, il personale degli
organismi internazionali deve dar prova non solo di rigore tecnico — cui,
fortunatamente, è solito — ma deve anche dimostrare di avere a cuore gli
interessi dei singoli individui, il che non può essere inculcato tramite
disposizioni burocratiche o ricorrendo ad una formazione di natura puramente
economica. E in queste situazioni che l'ascolto preferenziale del povero deve
farsi particolarmente attento: si debbono prevedere disposizioni precise, di
comune accordo con le ONG e le Associazioni cattoliche che sono a contatto e
contemporaneamente al servizio dei più deboli. Non si insisterà mai troppo su
questo punto: esso è essenziale e i responsabili nazionali ed internazionali
possono facilmente trascurarlo, in quanto il lavoro tecnico presenta di per sé
considerevoli difficoltà.
In linea di massima, tutti gli organismi
nazionali ed internazionali, in rapporto permanente con i singoli paesi con
difficoltà di sviluppo, debbono aprire canali di comunicazione personali ed
ufficiosi fra coloro che operano sul campo, al servizio delle popolazioni, ed
il personale tecnico che mette a punto i programmi di riforma. Ma per non
scivolare nell'economicismo e nell'ideologia, ciò deve realizzarsi nella
reciproca fiducia tra coloro che condividono il servizio agli uomini ed a
ciascun uomo.
Far convergere l'azione di tutti
39. I paesi più ricchi hanno una
responsabilità di primo piano nella riforma dell'economia mondiale.
In questi ultimi tempi hanno privilegiato i
rapporti con i paesi che registrano un certo decollo economico — quelli
effettivamente in via di sviluppo — ed anche con i paesi dell'Est europeo, la
cui evoluzione può costituire una minaccia geograficamente vicina.
Sul loro stesso territorio, i paesi ricchi non
mancano di indigenti e di difficoltà nell'attuazione delle necessarie riforme.
Esiste allora la tentazione di far slittare in secondo piano il problema dei
poveri dei paesi con difficoltà di sviluppo. " Non spetta a noi farci
carico della miseria del mondo " è la fase che riecheggia spesso nei paesi
globalmente ricchi.
Un simile atteggiamento, se si confermasse,
sarebbe sia indegno che miope. Ogni persona, ovunque si trovi, specie se
dispone di mezzi economici e di autorità politica, deve aprirsi all'ascolto
della miseria dei più derelitti, per tenere conto nelle proprie decisioni e nelle
proprie azioni degli interessi di costoro. Questo appello si rivolge a tutti
coloro che debbono prendere delle decisioni concernenti i paesi in via di
sviluppo.
Ma esso si rivolge anche a tutti coloro i
quali, sia nell'ambito dei diversi paesi, sia a livello internazionale,
bloccano di fatto le possibilità di agire in favore del bene comune, per
proteggere interessi che di per sé possono essere del tutto legittimi. La
protezione di un diritto acquisito in un determinato paese, può comportare il
persistere della fame in una qualche parte del mondo, senza che si possa
cogliere un nesso preciso di causalità, nè
identificarne le vittime; diventa facile, allora, negarne l'esistenza. Altri
atteggiamenti conservatori, ad altri livelli ed in altri luoghi, possono
entrare in gioco e contribuire alle stesse situazioni di stallo.
La riforma del commercio internazionale è in via
di realizzazione e allo stesso tempo sempre auspicata. Di fatto, coinvolge
soprattutto i poveri dei paesi ricchi. Di qui la capitale importanza che queste
priorità non facciano dimenticare la situazione degli indigenti dei paesi
poveri, che sono pressoché senza voce a livello internazionale. Costoro debbono
ritornare al centro delle preoccupazioni internazionali, congiuntamente alle
altre priorità. E lodevole il fatto che, recentemente,
I responsabili dei paesi in via di sviluppo non
debbono, a loro volta, confidare su un'ipotetica riforma internazionale prima
di dedicarsi alle riforme interne ai loro paesi, spesso palesemente necessarie
per favorire un certo decollo economico. Questo decollo non dipende da misure
particolari ma, da una coraggiosa e costante applicazione di semplici regole
che consentano, a chi ne è in grado, di avviare iniziative valide,
conservandone parte dei frutti; e d'altra parte impediscano, a coloro che ne
sono incapaci, di prelevare dalle risorse nazionali un compenso non correlato
al loro apporto. I popoli debbono " sentirsi i principali artefici ed i
primi responsabili del loro progresso economico e sociale ".58 Come già
precedentemente menzionato, spetta ai governi e alle istituzioni in rapporto
con i paesi in via di sviluppo, manifestare chiaramente la loro preferenza in
favore di atteggiamenti responsabili e coraggiosi al servizio delle comunità
nazionali.
La volontà politica dei paesi industrializzati
40. I poteri pubblici dei paesi globalmente
ricchi, debbono intervenire sull'opinione pubblica per sensibilizzarla alla
situazione dei poveri, siano essi vicini o lontani. Spetta a loro, parimenti,
sostenere vigorosamente l'azione delle istituzioni internazionali che si
occupano di queste sofferenze, per aiutarle ad intraprendere iniziative
immediate e durature in grado di arginare la fame nel mondo. E quanto
Per sensibilizzare e mobilitare la comunità
internazionale, specie per quanto attiene alla dimensione etica delle
problematiche in questione, si possono trovare riferimenti energici e precisi
in numerosi testi elaborati, per esempio, dal Consiglio Economico e Sociale
(precisamente dalla sua Commissione dei diritti dell'uomo) o dall'UNICEF.
Limitandosi a menzionare i lavori della FAO, ben nota in proposito, la
convergenza già evocata fra l'insegnamento della Chiesa e gli sforzi di
crescente mobilitazione intrapresi dalla comunità internazionale, affiora in
tutta la sua evidenza, in un certo numero di strumenti quali la " Charte des Paysans
" (carta dei lavoratori agricoli) contenuta nella Dichiarazione mondiale
sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale (1979),60 il Patto mondiale sulla
sicurezza alimentare,61
Lo sviluppo umano non potrà essere il risultato di
meccanismi economici che funzionano in modo automatico, e che basta favorire.
L'economia diventerà più umana grazie ad un insieme di riforme a tutto campo,
tutte ispirate dal miglior servizio del vero bene comune, ovvero da una visione
etica fondata sul valore infinito di ogni uomo e di tutti gli uomini; da una
economia che si lascia ispirare dalla " necessità di costruire i rapporti
fra i popoli su uno scambio costante di doni, su una effettiva " cultura oblativa ", in virtù della quale ogni paese sarebbe
aperto ai bisogni dei meno avvantaggiati ".64
Stabilire equamente le condizioni di scambio
41. Il funzionamento dei mercati, per
favorire lo sviluppo, necessita tuttavia di una saggia regolamentazione. Il
mercato ha sue proprie leggi che oltrepassano la capacità di decisione dei suoi
partecipanti, per quanto costoro siano sufficientemente numerosi e
sufficientemente indipendenti gli uni dagli altri; è quanto avviene sui mercati
delle materie prime minerali, nonostante i considerevoli sforzi compiuti sia
dai governi — ivi compresi alcuni organismi internazionali, in particolare
dall'UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo) —
sia da imprese del settore privato. Non risulta possibile, in nome di ragioni
politiche o umanitarie, affrancarsi dal livello dei prezzi risultante dal cieco
funzionamento dei mercati. Tuttavia, ci si deve assicurare che questi non siano
oggetto di tentativi di manipolazione.
D'altronde, è compito dei paesi importatori
non conservare o non erigere nuove barriere, che frenino l'eventuale ingresso
di beni provenienti da quei paesi in cui una parte importante della popolazione
ha fame; i paesi importatori debbono far sì che i benefici locali di tali
operazioni commerciali, vadano soprattutto a vantaggio dei più indigenti. E un
problema molto delicato che richiede un atteggiamento coraggioso e preciso.
Superare il problema del debito
42. Come già precedentemente riferito, a partire
dal 1985, la questione del debito è stata gestita dalla comunità
internazionale; la sua prima preoccupazione è di evitare lo sgretolamento del
sistema finanziario che collega fra loro tutte le istituzioni finanziarie di
tutti i paesi. Questo sistema ha consentito, nelle diverse nazioni e nel corso
delle varie crisi, il consolidamento dei crediti, con il risultato di mettere
sullo stesso piano tutti i creditori di uno stesso paese. Ciò non è conforme nè al diritto nè alla giustizia
sociale. Per contro, coloro che hanno concesso prestiti, sono stati indotti a
rinunciare ad una parte — variabile a seconda di ciascuno — dei propri crediti.
E necessaria molta equità e molta vigilanza per evitare che i paesi più
coraggiosi e più efficienti in materia di riforme vengano penalizzati rispetto
ad altri.
E evidente che il debito deve ancora
diminuire in misura notevole ma, pur dimenticando le circostanze che lo hanno
provocato, è giusto che tale contrazione debba accompagnarsi, in tutti i paesi,
a riforme in grado di evitare che si ricada in irregolarità quali: spesa
pubblica eccessiva, spesa pubblica non mirata, sviluppo privato locale senza
riscontro economico, eccessiva concorrenza tra paesi erogatori di prestiti e
paesi esportatori, il che favorisce vendite inutili o addirittura dannose. In
ogni caso va riconosciuto che un miglioramento delle condizioni dei paesi con
difficoltà di sviluppo, non sarà possibile senza una maggiore stabilità del
quadro sociale e politico-istituzionale.
Aumentare l'aiuto pubblico a favore dello
sviluppo
43. Per il secondo decennio di sviluppo, il
progetto dell'UNCTAD prevedeva che l'aiuto ai paesi in via di sviluppo
raggiungesse lo 0,7% del PIL dei paesi industrializzati. Tale obbiettivo,
raggiunto solo da alcuni paesi,65 è stato recentemente rivisto al Vertice di
Copenaghen.66 In media l'aiuto ai paesi in via di
sviluppo si attesta attualmente sullo 0,33% del PIL, ovvero a meno della metà
dell'obiettivo prefissato!
Il fatto che alcuni paesi riescano a raggiungere
tale obiettivo ed altri no, evidenzia come la solidarietà sia frutto della
determinazione dei popoli e degli Stati, e non il risultato di automatismi
tecnici. E raccomandabile, inoltre, serbare una quota maggiore di questo aiuto
al finanziamento di quei progetti che vengono elaborati con la partecipazione
degli stessi poveri. Poiché in democrazia i responsabili politici dipendono
dalla loro opinione pubblica, si dovrà sostenere uno sforzo di ampio respiro
affinché l'opinione pubblica acquisti più chiara coscienza dell'importanza di
questo bilancio di aiuti per lo sviluppo. " Noi tutti siamo solidarmente responsabili delle popolazioni sottoalimentate
(...) occorre educare la coscienza al senso di responsabilità che incombe a
tutti e a ciascuno, specie ai più favoriti ".67
L'aiuto pubblico pone numerosi problemi di
natura etica, sia ai paesi donatori che a quelli destinatari. Ovunque, la
moralizzazione dei circuiti di nuova liquidità costituisce un problema
difficile, e la mancanza di etica può risultare a vantaggio di gruppi di
interesse più o meno ufficiali, negli stessi paesi esportatori. Si "
congelano " in tal modo situazioni di potere assimilabili alle "
strutture di peccato ", che favoriscono ovunque il clientelismo.
Si tratta di potenti meccanismi inibitori
delle vere riforme e dello sviluppo del bene comune, che possono causare
conseguenze nefaste quali, per esempio, disordini locali e lotte inter-tribali
specialmente nei paesi più fragili in tal senso.
La lotta contro queste " strutture di
peccato " è portatrice di grande speranza per i paesi più svantaggiati.
Ripensare l'aiuto
44. Spetta ai paesi industrializzati non soltanto
aumentare i loro aiuti ai paesi in via di sviluppo, ma anche ripensare la
maniera in cui tali aiuti vengono distribuiti. Gli " aiuti vincolati
" sono da criticare se concepiti in funzione del paese erogatore o
donatore, e se abbinati a condizioni che vincolano il paese ricevente tramite,
ad esempio, l'acquisto di beni prodotti nel paese donatore, l'impiego di mano
d'opera specializzata straniera, a svantaggio della mano d'opera locale, la
conformità ai programmi di aggiustamento strutturale, ecc. D'altro canto, si
può considerare il fatto che gli aiuti non vincolati sono in grado di produrre
realmente i risultati migliori, come si è verificato in numerosi casi.
Tuttavia, conviene non scartare a priori l'eventualità di aiuti vincolati,
nella misura in cui questi siano concepiti quale mezzo per distribuire in
maniera equa i vantaggi derivanti alle varie parti in causa o nella misura in
cui consentano una gestione sana dei mezzi a disposizione.
Gli aiuti di emergenza, una soluzione tampone
45. Gli aiuti alimentari di emergenza
meritano alcune osservazioni, in quanto oggetto di controversie basate sulla
considerazione che tali aiuti non sono in grado di agire sulle cause stesse del
problema della fame. Mezzi di azione umanitaria agli occhi di alcuni, sono
considerati, al contrario, da altri, quale leva di sviluppo e addirittura, da
molti, come arma commerciale. Si rimprovera loro, fra l'altro, di scoraggiare
gli agricoltori locali, di modificare le abitudini alimentari, di fungere da
mezzo di pressione politica a motivo della dipendenza che inducono, di giungere
troppo tardi, di favorire il sorgere di una mentalità assistenziale e, in
ultimo, di avvantaggiare i soli intermediari, di favorire la corruzione e anche
di non arrivare ai più indigenti. In alcuni paesi vengono protratti
all'infinito, non senza motivo, così da tramutarsi in elementi strutturali. In
tal caso vengono a costituire una forma di aiuto permanente alla bilancia dei
pagamenti, in quanto riducono il deficit nazionale. Tali aiuti possono essere
concessi anche quale forma di sostegno in periodi di aggiustamento strutturale
particolarmente difficile, nel momento in cui vengono soppresse le sovvenzioni
per il consumo dei prodotti primari.
Gli aiuti alimentari di emergenza devono rimanere
una soluzione temporanea, all'unico scopo di consentire ad una popolazione di
sopravvivere ad una situazione di crisi. In quanto aiuto umanitario, non
possono essere contestati in linea di principio. In effetti, sono unicamente le
loro deviazioni a suscitare critiche: per esempio, il loro arrivo spesso
tardivo o non confacente ai bisogni, la loro distribuzione mal organizzata o
distorta dall'intervento di fattori politici, etnici o dal clientelismo, i
furti e la corruzione, che impediscono ai viveri di giungere ai più indigenti.
E piuttosto l'aiuto strutturale prolungato ad apparire agli uni come una leva
di sviluppo ed agli altri come un'arma commerciale, un fattore di
destabilizzazione della produzione e delle abitudini alimentari, una causa di dipendenza.
In realtà, può avere effetti sia benefici che nefasti. A prescindere dal fatto
che l'aiuto consente la sopravvivenza di popolazioni intere, non bisogna
passare sotto silenzio i suoi aspetti positivi, quali la possibilità di
realizzare lavori infrastrutturali, le transazioni
triangolari, la creazione di riserve negli stessi paesi in via di sviluppo. Si
tratta di un'arma a doppio taglio, di cui tuttavia, non è possibile fare a
meno.
La concertazione dell'aiuto
46. Si potrebbe ovviare ad alcune delle
critiche che questi aiuti alimentari suscitano potenziando la concertazione fra
i vari partners della catena: Stati, autorità locali,
ONG, associazioni ecclesiali. Gli aiuti potrebbero venire limitati nel tempo e
meglio distribuiti alle popolazioni con reale deficit alimentare; sarebbe anche
raccomandabile che venissero costituiti da prodotti locali ogni qual volta ciò
risultasse possibile. Gli aiuti di emergenza debbono, in primo luogo,
contribuire a liberare le popolazioni dalla loro dipendenza. A tal fine, a
prescindere dall'infrastruttura soddisfacente o meno e dalle capacità locali di
distribuzione, gli aiuti debbono accompagnarsi a progetti che mirino a
premunire le popolazioni colpite da future penurie alimentari. E in tal modo
che gli aiuti di emergenza, devoluti a determinate condizioni, potranno
considerarsi alla stregua di una incisiva azione di solidarietà internazionale.
Di fatto, questo tipo di assistenza non sarà in grado di offrire " una
soluzione soddisfacente nella misura in cui si continua a tollerare una miseria
estrema, che non cessa di aggravarsi provocando un numero sempre maggiore di
vittime della malnutrizione e della fame ".68
La sicurezza alimentare: una soluzione permanente
47. Il problema della fame non potrà
risolversi se non rafforzando a livello locale i quattro elementi costitutivi
della " sicurezza alimentare ".69 " La sicurezza alimentare
esiste nel momento in cui tutti gli abitanti hanno liberamente accesso agli
alimenti necessari a condurre una vita sana ed attiva "
Priorità alla produzione locale
48. L'importanza primaria dell'agricoltura
nell'ambito di ogni processo di sviluppo, è ormai riconosciuta. Quale che sia
l'evoluzione della congiuntura commerciale internazionale, l'indipendenza
economica e politica, ma anche la situazione alimentare dei paesi in via di
sviluppo, avrebbero molto da guadagnare dalla messa a punto di sistemi agricoli
in grado di privilegiare lo sviluppo interno, pur rimanendo aperti all'esterno.
Tutto ciò richiede la creazione di un ambiente economico e sociale basato su
una migliore conoscenza ed una migliore gestione dei mercati agricoli locali,
sul rafforzamento del credito rurale e della formazione tecnica, sulla garanzia
di prezzi locali remunerativi, su migliori circuiti di trasformazione e di
commercializzazione dei prodotti locali, oltre che su un'effettiva
concertazione fra i paesi in via di sviluppo, un'organizzazione degli stessi
lavoratori agricoli e la difesa collettiva dei loro interessi. Sono questi
altrettanti obiettivi la cui realizzazione dipende dalla competenza come pure
dalla volontà degli uomini.
L'importanza della riforma agraria
49. La produzione alimentare locale è spesso
ostacolata da una cattiva distribuzione delle terre e dall'utilizzo irrazionale
dei terreni. Oltre la metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo non
possiede terra e tale proporzione è in aumento.72
Anche se quasi tutti questi paesi hanno elaborato politiche di riforma agraria,
pochi sono quelli che le hanno tradotte in pratica. Inoltre, gli spazi agricoli
utilizzati dalle società alimentari multinazionali, sono destinati a nutrire
quasi esclusivamente le popolazioni dell'emisfero Nord ed i sistemi di
coltivazione adottati tendono ad impoverire i terreni. Si fa urgente una "
riforma coraggiosa delle strutture e di nuovi modelli di rapporti fra gli Stati
e le popolazioni ".73
Ruolo della ricerca e dell'educazione
50. I doveri che incombono sui responsabili
politici e finanziari sono di primaria importanza. Tuttavia, per raccogliere la
grande sfida della fame, della malnutrizione e della povertà, ciascun uomo è
chiamato ad interrogarsi su ciò che fa e su ciò che potrebbe fare.
Sarebbero necessari a tale scopo:
– l'apporto della scienza: gli intellettuali sono
invitati anch'essi a mobilitare le loro conoscenze e la loro influenza per
cercare una soluzione al problema. Le ricerche nel settore della biotecnologia,
per esempio, possono contribuire a migliorare — sia nell'emisfero Nord che in
quello Sud — la sicurezza alimentare mondiale, le cure sanitarie o anche l'approvvigionamento
di energia. Da parte loro, le scienze umane, tramite una migliore lettura ed
una più esatta interpretazione dell'organizzazione sociale, possono meglio
mettere in luce, allo scopo di correggerli, gli squilibri dei sistemi vigenti e
le nefaste conseguenze che questi ingenerano. Possono pure contribuire alla
definizione ed alla messa a punto di nuove vie per la solidarietà fra i popoli;
– la sensibilizzazione degli individui e dei
popoli: l'amore per il prossimo è un compito affidato ai genitori, agli
educatori, ai responsabili politici, a qualsiasi livello essi operino, come
pure agli specialisti dei mezzi di comunicazione di massa che hanno una
responsabilità maggiore per far maturare la coscienza dell'umanità;
– uno sviluppo autentico in ogni paese: è
necessario dare una importanza prioritaria a quell'educazione
che non si limita alla mera trasmissione degli elementi necessari per la
comunicazione o per un lavoro di utilità personale o pubblica, ma che offre le
basi per una coscienza morale. Dovrà venire eliminata qualsiasi dicotomia fra
educazione e sviluppo, due obiettivi talmente interdipendenti, così
strettamente interconnessi l'uno all'altra, che è necessario perseguirli
congiuntamente, se si vogliono ottenere risultati durevoli. E un dovere di
solidarietà quello di consentire ad ogni uomo di beneficiare " di
un'educazione che corrisponda alla sua vocazione ".74
Gli Organismi Internazionali:
Associazioni Internazionali Cattoliche,
Organizzazioni Internazionali Cattoliche (OIC),
Organizzazioni Non Governative (ONG) e reti da
loro costituite
51. Affiancandosi ad altre iniziative precedenti,
alcuni organismi, fondati anche da volontari, si sono messi da qualche decennio
al servizio degli individui e delle popolazioni in difficoltà. Questi Organismi
Internazionali spesso conosciuti con il nome di: Associazioni Internazionali
Cattoliche, Organizzazioni Internazionali Cattoliche (OIC) ed Organizzazioni
Non Governative (ONG), sono ben noti per il loro dinamismo; il loro banco di
prova sono stati la promozione dello sviluppo integrale dei poveri e la
risposta a situazioni di emergenza (carestie o penurie). Sanno attirare
l'attenzione su situazioni disperate, mobilitando fondi privati e pubblici ed
organizzando soccorsi sul posto. La maggior parte di questi hanno perfezionato
nel corso degli anni la loro lotta contro la fame, abbinandola ad una azione di
più ampio respiro a favore dello sviluppo. Fra le loro realizzazioni più
conosciute ci sono progetti in favore di nuove iniziative adottate in loco in
maniera autonoma, o progetti tesi a rafforzare le istituzioni e le collettività
locali.
Da parte sua,
Intendiamo qui esprimere il nostro apprezzamento
per il lavoro degli Organismi Internazionali nel loro insieme, siano essi di
ispirazione direttamente cristiana,76 di ispirazione religiosa o di ispirazione
laica.
La duplice missione degli Organismi
Internazionali
52. La missione degli Organismi Internazionali è
duplice: sensibilizzazione ed azione. Se la seconda è evidente, la prima è
spesso ignorata, anche se entrambe sono indissociabili l'una dall'altra: la
sensibilizzazione di tutti alle realtà ed alle cause del cattivo sviluppo è
fondamentale e primaria.
Da essa dipende direttamente l'indispensabile
raccolta di fondi privati da una parte, e dall'altra la presa di coscienza di
un maggior numero di persone. La costituzione di questa base popolare è
necessaria per ottenere un aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la
trasformazione delle " strutture di peccato ".
Una solidarietà fraterna
53. Gli Organismi Internazionali debbono
considerare i gruppi ai quali vengono in aiuto, quali effettivi interlocutori
paritetici. E così che nasce una solidarietà dal volto fraterno, nel dialogo,
nella reciproca fiducia, nell'ascolto rispettoso dell'altro.
In questo settore così delicato, il Papa
Giovanni Paolo II ha voluto offrire un segno del suo particolare interesse: si
tratta della Fondazione " Giovanni Paolo II per il Sahel
", il cui scopo è la lotta contro la desertificazione nei paesi del sud
del Sahara, e della Fondazione " Populorum Progressio " a favore dei più diseredati dell'America
Latina, entrambe con amministrazione autogestita
dalle Chiese locali delle rispettive regioni.77
IV
IL GIUBILEO DELL'ANNO 2000
UNA TAPPA NELLA LOTTA CONTRO
I Giubilei: dare a Dio ciò che è di Dio
54. Nella lettera Apostolica Tertio
millennio adveniente, in vista della celebrazione del
secondo millennio della nascita di Cristo, il Papa Giovanni Paolo II ricorda
l'antichissima pratica dei giubilei nel vecchio Testamento, radicata nel
concetto di anno sabbatico. L'anno sabbatico era un tempo specificamente
consacrato a Dio; secondo la legge di Mosè veniva
celebrato ogni sette anni. Prevedeva che si facesse riposare la terra, si
liberassero gli schiavi e anche si condonassero i debiti. L'anno giubilare, che
ricorreva, invece, ogni cinquanta anni, ampliava le prescrizioni precedenti: lo
schiavo israelita, in particolare, non solo era liberato, ma rientrava in
possesso della terra dei suoi avi: " Dichiarerete santo il cinquantesimo
anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà
per voi un giubileo: ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua
famiglia " (Lv 25, 10). Il fondamento teologico di questa ridistribuzione era il seguente: " Non si poteva
essere privati in modo definitivo della terra, poiché essa apparteneva a Dio,
né gli israeliti potevano rimanere per sempre in una situazione di schiavitù,
dato che Dio li aveva " riscattati " per sé, come proprietà esclusiva,
liberandoli dalla schiavitù in Egitto ".78
Ritroviamo qui l'esigenza della destinazione
universale dei beni. L'ipoteca sociale legata al diritto alla proprietà
privata, si traduceva così, periodicamente, in leggi di diritto pubblico, per
ovviare alle trasgressioni dei singoli rispetto a tale esigenza: desiderio
smodato di guadagno, profitti di dubbia provenienza e modi ben diversi di
utilizzo della proprietà, del possesso e del sapere, in aperta violazione del
fatto che i beni creati debbono servire a tutti in maniera equa.
Questo quadro giuridico, associato al giubileo ed
all'anno giubilare, preannunziava a grandi linee l'insegnamento sociale della
Chiesa, strutturatosi, in seguito, sulla base del Nuovo Testamento.
Indubbiamente, poche furono le realizzazioni concrete che accompagnarono
l'ideale di società legato all'anno giubilare. Sarebbe stato necessario un
governo equo, in grado di imporre i precetti sopra menzionati, volti a
ristabilire una certa giustizia sociale. Il magistero sociale della Chiesa,
sviluppatosi specie a partire dal XIX secolo, ha in certo modo trasformato
questi precetti in principio di eccezione, essenzialmente di competenza dello
Stato e destinato a ridare ad ogni persona la possibilità di godere di parte
dei beni della creazione. Questo principio è costantemente ricordato e proposto
a chi vuole intenderlo.
Diventare " provvidenza " per i propri
fratelli
55. Fondamentalmente, la pratica dei giubilei
trova il suo riferimento nella Divina Provvidenza e nella storia della salvezza.79 Se si prende avvio da tale origine, le realtà della
fame e della malnutrizione possono essere comprese quale conseguenza del
peccato dell'uomo, come rivelato già dai primi versetti del libro della Genesi:
" Yahvè dice a Caino: "Dove è Abele, tuo
fratello?" Egli rispose "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio
fratello?". Yahvè riprese "Che hai fatto?
La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto
lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo
fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti:
ramingo e fuggiasco sarai sulla terra" " (Gen
4, 9-12
L'immagine qui evocata esprime con perfetta
chiarezza il rapporto che intercorre fra il rispetto per la dignità della
persona umana e la fecondità dell'ambiente ecologico, ormai macchiato e ferito.
Tale rapporto ritorna come una eco nel corso di tutta la storia umana fino a
costituire, verosimilmente, lo sfondo teologico dei rapporti di causalità,
precedentemente analizzati a proposito della fame e della malnutrizione. Le
alee naturali, a volte così sfavorevoli, appaiono amplificate dalle conseguenze
della smisurata sete di potere e di profitto e dalle " strutture di
peccato " che ne derivano. L'uomo, voltando le spalle all'intenzione di
Dio espressa nella creazione, non riesce più a vedere se stesso, i suoi
fratelli ed il suo futuro, se non attraverso una miopia che lo condanna
all'esperienza dell'erranza che segna il genere umano: " ... che hai fatto
di tuo fratello? ".
Dignità dell'uomo e fecondità del suo lavoro
56. Dio, tuttavia, non cessa di voler restituire
la creazione agli uomini e di volerli aiutare, tramite Cristo Redentore, a
coltivare ed a custodire il giardino, (cf. Gen 2, 15-17) evitando che si tramuti in fango ed escluda
qualcuno. In questa situazione, l'intero sforzo teso a restituire la dignità
della persona umana e l'armonia fra l'uomo e la creazione è iscritto, per
Il significato dell'economia umana si dispiega
così nella sua pienezza: possibilità per l'uomo e per tutti gli uomini di
coltivare la terra, di vivere " della terra... (dove cresce) quel corpo
della nuova famiglia umana, che già riesce ad offrire una certa prefigurazione
del mondo a venire ".80 La dinamica di questa economia in cammino proviene
dalla nostra adesione a questo pellegrinaggio, così che essa si " faccia
carne " nelle nostre persone. Abbandonarvisi in
una progressiva incondizionalità ci ricongiunge alla
Chiesa, questo popolo di pellegrini in cammino, e la fa procedere tutta intera
verso il Regno di Dio. Spetta dunque a ciascuno di noi, battezzato in Cristo,
mostrare questa fecondità di cui
In tale prospettiva,
57.
La pratica giubilare è particolarmente necessaria
nell'ambito dell'economia che, lasciata a se stessa, diventa di fatto anemica,
in quanto non attua più la giustizia. Ogni crisi economica, il cui effetto
estremo è la penuria alimentare, si configura fondamentalmente quale crisi di
giustizia, che non viene più realizzata.83
Il popolo eletto del Vecchio Testamento lo
aveva già capito ed ora sta a noi attualizzarlo. Questa crisi va analizzata
oggi nel contesto del libero mercato: all'interno di ogni singolo paese, come
pure nei rapporti internazionali, il libero mercato può costituire uno
strumento appropriato per la distribuzione delle risorse e per un'efficace
risposta ai bisogni.84 La realizzazione della
giustizia sociale stabilizza lo scambio commerciale: ciascuno ha diritto di
parteciparvi, pur correndo il rischio di cadere in un neo maltusianismo
economico, che si limiterebbe ad una visione stereotipa della solvibilità e
dell'efficacia. Stabilito ciò, si deve
constatare che la giustizia ed il mercato sono spesso analizzati come due
realtà antinomiche, il che implica che la persona
umana si sente libera da qualsiasi responsabilità in ordine alla giustizia
sociale. L'esigenza di equità, di conseguenza, non è più di competenza
dell'individuo, che soggiace con rassegnazione alle leggi del mercato: essa
viene trasferita allo Stato e, più precisamente, allo Stato-provvidenza.
In linea di massima, le filosofie morali diffuse
oggi sono ampiamente responsabili dello spostamento d'accento nella
riflessione: si è passati dal campo del comportamento giusto, a quello della
giustizia delle strutture e delle procedure, una costruzione teorica
praticamente irrealizzabile. D'altronde, questa provvidenza dello Stato, ad intra ed ad extra, risulta oggi ben logora, sempre meno
garante di una vera giustizia distributiva, essa stessa nociva all'efficienza
delle economie nazionali. Non costituisce tutto ciò argomento di riflessione in
merito al rapporto fra carenza di contributi individuali alla realizzazione di
una giustizia sociale e di una sobrietà dei nostri comportamenti economici da
un lato e, dall'altro, crescente inefficacia dei meccanismi di ridistribuzione, che si ripercuote a sua volta
sull'efficacia globale della nostra economia?
Equità e giustizia nell'economia
58. Per poter offrire una risposta a questa
antinomia fra mercato e giustizia, l'insegnamento sociale della Chiesa cerca di
approfondire la nozione di prezzo equo, ripresa dal pensiero scolastico,
riferendola non soltanto al criterio di giustizia commutativa, ma ampliandola a
quello di giustizia sociale, ovvero all'insieme dei diritti e dei doveri della
persona umana. La realizzazione di tale giustizia sociale, basata sulla equità
dei prezzi, presuppone una duplice conformità: conformità del contesto
giuridico, che delimita il mercato con la legge morale; conformità dei
molteplici atti economici individuali, che stabiliscono il prezzo del mercato e
la stessa legge morale.
Una responsabilità personale che si limiti alla
sola legge civile è insufficiente, in quanto questa implica, in svariati casi,
" l'abdicazione della sua coscienza morale ".85 Come il prezzo sul
mercato deriva dalla molteplicità dei valori d'uso attribuitigli dai
consumatori, così sarà la nostra condotta morale, arbitro dei valori d'uso
attribuiti, che farà convergere o meno il prezzo del mercato verso il prezzo
equo. Nel momento in cui gli agenti economici non integrano le loro scelte
economiche con il dovere di giustizia sociale, il meccanismo di mercato dissocierà il prezzo concorrenziale dal prezzo equo.
Nella preparazione al Giubileo dell'anno 2000,
siamo tutti invitati a incarnare la legge morale nella quotidianità dei nostri
" atti economici ".86 Ne deriva che il carattere equo o non equo del
prezzo è in qualche modo " nelle nostre mani ", in quelle del produttore
e dell'investitore, in quelle dei consumatori, come in quelle di coloro che
gestiscono il potere pubblico a livello decisionale.
Ciò non comporta che lo Stato e la comunità degli
Stati siano dispensati dall'esercitare una tutela in grado, fra l'altro, di
sopperire, se pur in maniera imperfetta, alla carenza del dovere individuale di
giustizia sociale, a questa assenza di conformità alla legge morale che incombe
a ciascuno. Il bene comune, che costituisce un obiettivo politico, prevale
sulla mera giustizia commutativa degli scambi.
Ispirare nuove proposte giubilari
Ogni persona di buona volontà, in effetti, può
percepire i risvolti etici connessi al divenire dell'economia mondiale:
combattere la fame e la malnutrizione, contribuire alla sicurezza alimentare e
ad uno sviluppo agricolo endogeno dei paesi in via di sviluppo, valorizzarne le
loro potenzialità di esportazione, preservare le risorse naturali d'interesse
planetario... L'insegnamento sociale della Chiesa vi scorge altrettanti
elementi costitutivi del bene comune universale, che le nazioni
industrializzate debbono riconoscere e promuovere. Parimenti, questi dovrebbero
costituire l'obiettivo essenziale delle organizzazioni economiche
internazionali e l'effettiva posta in gioco per la mondializzazione degli
scambi. Questo bene comune universale — una volta riconosciuto — dovrebbe
ispirare un rafforzamento del quadro giuridico istituzionale e politico che
regoli gli scambi commerciali internazionali, e contemporaneamente ispirare
nuove proposte giubilari. Ciò richiederà coraggio da
parte dei responsabili delle istituzioni sociali, governative, sindacali, tanto
difficile è divenuto oggigiorno inserire gli interessi di ciascuno all'interno
di una visione coerente del bene comune.
In merito,
Fra queste proposte, due sono particolarmente
importanti:
a) La costituzione di scorte alimentari di
sicurezza — sull'esempio di Giuseppe in Egitto (cf. Gen 41, 35) — che consentano di offrire in caso di crisi
momentanea, un'assistenza concreta alle popolazioni colpite da calamità. I
meccanismi per la costituzione e la gestione di queste scorte dovrebbero essere
concepiti in maniera tale da evitare qualsiasi tentazione burocratica, atta a
prestare il fianco a lotte di influenza politica o economica da una parte, o
alla corruzione dall'altra, e in grado di evitare una qualsiasi manipolazione
diretta o indiretta dei mercati.
b) La promozione di orti familiari, specie in
quelle regioni in cui la povertà priva le persone, in particolar modo i capi
famiglia ed i loro cari, del pur minimo accesso all'utilizzo della terra come
pure all'alimentazione di base, sulla scia di quanto il Papa Leone XIII
invocava, per le stesse ragioni, a favore degli operai del XIX secolo: "
(l'uomo) giunge a mettere tutto il suo cuore nella terra che lui stesso ha
coltivato, che promette, a lui ed ai suoi, non soltanto lo stretto necessario,
ma anche una certa agiatezza.... ".88
Nella maggior parte delle aree del mondo, è
necessario prevedere ed adottare iniziative atte a fornire ai più poveri la
disponibilità di un angolo di terra, le nozioni necessarie e anche un minimo di
attrezzi agricoli strumenti, consentendo in tal modo di compiere passi
rilevanti per uscire da situazioni di miseria estrema.
In ultimo, ed in una prospettiva più ampia, si
raccoglieranno testimonianze e studi basati sull'esperienza e sull'osservazione
in contesti specifici, per tentare di costituire una banca dati che illustri in
termini pratici, da tutte le angolazioni, le reali situazioni di "
strutture di peccato " e di " strutture di bene comune ".89
Il povero ci chiama all'amore
Sappiamo che è Dio stesso che ci chiama in colui
che ha fame. La sentenza del Giudice universale condanna senza alcuna clemenza:
" ... Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il Diavolo
ed il suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare...
" (Mt 25, 41 ss).
Queste parole che salgono dal cuore di Dio fattosi
uomo, ci fanno comprendere il significato profondo del soddisfacimento dei
bisogni elementari di ogni uomo agli occhi del suo Creatore: non abbandonate
colui che è fatto ad immagine di Dio, voi abbandonereste il Signore stesso. E
Dio stesso che ha fame e che ci chiama nel gemito di colui che ha fame.
Discepolo del Dio che si rivela, il cristiano è sollecitato ad ascoltare, se
così si può dire, l'appello del povero. E infatti un appello all'amore.
La povertà di Dio
61. Secondo gli autori dei salmi, i canti del
Vecchio Testamento, " i poveri " si identificano con i " giusti
", con coloro " che cercano Dio ", " che lo temono ",
che " hanno fiducia in lui ", che " sono benedetti ", che
" sono i suoi servitori " e " conoscono il suo nome ".Come
riflessa in uno specchio concavo, tutta la luce degli " ANAWIM ", i
poveri della prima Alleanza, converge verso la donna che costituisce la
cerniera fra i due Testamenti: in Maria riluce tutta
la dedizione a Yahvè e tutta l'esperienza che guida
il popolo di Israele, e si incarna nella persona di Gesù
Cristo. Il " Magnificat " è la lode che gli rende testimonianza:
l'inno dei poveri la cui ricchezza è tutta in Dio (cf.
Lc 1, 46 ss).
Questo canto si apre con un'esplosione di
gioia che esprime un'immensa gratitudine: " L'anima mia magnifica il
Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio salvatore ". Ma non sono le
ricchezze o il potere che fanno esultare Maria:
infatti, ella si vede piuttosto " piccola, insignificante e umile ".
Questa idea di base ispira tutta la sua lode e si oppone radicalmente a coloro
che mirano a soddisfare la loro sete d'orgoglio, di potere e di ricchezza. Chi
si atteggia in tal modo sarà " disperso ", " rovesciato dal suo
trono ", " rinviato a mani vuote ". Gesù
stesso riprende questo insegnamento di sua Madre nel suo discorso evangelico
sulle Beatitudini, che iniziano — e non a caso — con l'espressione " beati
i poveri ". Le sue parole indicano in cosa consista l'uomo nuovo, in
opposizione alle " ricchezze " che costituiscono l'oggetto delle sue
critiche.
E ai poveri che si indirizza la sua Buona Novella
(cf. Lc 4, 18). L'"
inganno delle ricchezze ", al contrario, allontana dalla sequela di Cristo
(cf. Mc 4, 19). Non si
possono servire due padroni, Dio e Mammona (cf. Mt 6, 24). La preoccupazione per il domani è indice di
mentalità pagana (cf. Mt 6,
32). Per il Signore non si tratta di belle parole; infatti ne dà testimonianza
con la propria vita: " Ma il figlio dell'uomo, lui, non ha ove posare il
capo " (Mt 8, 20).
62. Il precetto biblico non va né falsato né
taciuto: è in controtendenza con lo spirito del mondo e con la nostra sensibilità
naturale. La nostra natura e la nostra cultura sono turbate davanti alla
povertà.
La povertà evangelica è a volte oggetto di
commenti cinici da parte degli indigenti, come pure da parte dei benestanti. I
cristiani sono accusati di voler perpetuare la povertà. Un tale disprezzo della
povertà sarebbe propriamente diabolico. Il segno di Satana (cf.
Mt 4) è quello di opporsi alla volontà di Dio facendo
riferimento alla sua Parola.
Un discorso del Papa Giovanni
Paolo II può aiutarci ad evitare di giungere a tale conclusione, che ci
permetterebbe di giustificare il nostro egoismo. In occasione della sua visita
alla favela del Lixão de São
Pedro, in Brasile, il 19 ottobre 1991, il Santo
Padre, riflettendo sulla prima beatitudine del Vangelo di San Matteo, illustrò
il nesso fra povertà e fiducia in Dio, fra beatitudine ed abbandono totale al
Creatore. E dichiarava: " Ma esiste un'altra povertà, molto diversa da
quella che Cristo proclamava beata, e che colpisce una moltitudine di nostri
fratelli, impedendone lo sviluppo integrale in quanto persone. Di fronte a
questa povertà, che è carenza e privazione dei beni materiali necessari,
Come già affermato, l'appello di Dio, di cui la
sua Chiesa si fa eco, evidentemente è un richiamo alla condivisione, alla
carità attiva e concreta che si indirizza non solo ai cristiani, ma a tutti gli
uomini. Come sempre, e oggi più che mai,
Il contributo della Chiesa allo sviluppo della
persona e dei popoli, non si limita unicamente alla lotta contro la miseria e
il sottosviluppo. Esiste una povertà provocata dal convincimento che basti
proseguire sulla via del progresso tecnico ed economico per rendere ogni uomo
più degno di tale nome. Ma all'uomo non può bastare uno sviluppo senz'anima, e
l'eccesso di opulenza risulta a suo danno, al pari dell'eccesso di povertà. E
il " modello di sviluppo " creato dall'emisfero settentrionale e che
questo diffonde nell'emisfero meridionale, ove il senso religioso ed i valori
umani ivi presenti, rischiano di essere spazzati via dall'invasione di un
consumismo fine a se stesso.
Il povero ed il ricco sono entrambi chiamati
alla libertà
63. Dio non vuole la povertà del suo popolo, cioè
di tutti gli uomini, poiché Egli nel grido di ciascuno di essi rivolge a noi
una chiamata. Ci dice semplicemente che il povero, al pari del ricco accecato
dalla sua ricchezza, sono entrambi uomini mutilati: il primo, per circostanze
che lo oltrepassano suo malgrado, il secondo, a motivo delle sue stesse mani,
troppo piene, e con la sua stessa complicità. Così ambedue si trovano
ostacolati ad accedere alla libertà interiore alla quale Dio non cessa di
chiamare tutti gli uomini.
Il povero " colmo di ricchezze "
non troverà in questo un'egoistica rivalsa sulla cattiva sorte, bensì una
condizione che gli consentirà infine di non vedere limitate le sue capacità
fondamentali. Il ricco, " rimandato a mani vuote ", non è punito per
essere ricco, ma è liberato dalla pesantezza e dall'opacità inerenti al suo
attaccamento troppo esclusivo ai beni, di qualsiasi natura essi siano. Il canto
del Magnificat non è una condanna, ma un appello alla libertà e all'amore.
In questo processo di duplice guarigione, il
povero è chiamato a sanare il suo cuore ferito da un'ingiustizia che può
condurlo fino all'odio per se stesso e per gli altri. Il ricco è chiamato ad
abbandonare il suo fardello di paccottiglie, lui che si tappa gli occhi e le
orecchie e nasconde le profondità del suo cuore sotto le coltri delle sue
povere ricchezze: denaro, potere, immagine e piaceri di ogni tipo, che riducono
la percezione che ha nei confronti di se stesso e degli altri, e che, nel
mentre aumentano i suoi beni, fanno crescere i suoi desideri.
La necessaria conversione del cuore dell'uomo
64. La fame nel mondo fa toccare con mano le
debolezze degli uomini, a tutti i livelli: la logica del peccato evidenzia come
il peccato stesso, questo male del cuore dell'uomo, è all'origine delle miserie
della società, attraverso il meccanismo, se così si può dire, delle "
strutture di peccato ". Per
Per contro, l'amore che si instaura nel cuore
dell'uomo, gli consente di superare i propri limiti e di agire nel mondo,
creando " strutture del bene comune ": queste favoriscono il cammino
verso la " civiltà dell'amore "92 per coloro che sono ad esse più
sensibili, i quali vi trascinano anche gli altri.
L'uomo è così chiamato a riformare il suo agire;
la posta in gioco è di vitale importanza per il mondo. Egli è condotto a
riformare il suo cuore, con un movimento del suo essere teso all'unificazione
di sé e della comunità umana nell'amore. Questa riforma dell'uomo nella sua
totalità, è radicale per profondità e conseguenze, in quanto l'amore è radicale
per la sua stessa essenza; non accetta divisioni, abbraccia tutti gli impulsi
della persona, le sue azioni al pari della sua preghiera, i suoi mezzi
materiali al pari delle sue ricchezze spirituali.
La conversione del cuore degli uomini, di ciascuno
e di tutti insieme, è la proposta di Dio che può cambiare profondamente la
faccia della terra, cancellarne gli orrendi tratti della fame che sfigurano
parte del suo volto. " ... Convertitevi e credete al Vangelo " (Mc 1, 15) è l'imperativo che accompagna l'annuncio del
Regno di Dio e che realizza la sua venuta.
Per quanto poco ci prestiamo a ciò, Dio stesso se
ne prenderà cura.
" Diffidate degli idoli " 65. Ecco la promessa che ci fa il Signore :
" Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati: io vi purificherò da
tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo e
metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e
vi darò un cuore di carne " (Ez 36, 25-27).
Che questo magnifico linguaggio biblico non ci
tragga in errore! Non si tratta qui di un appello ai buoni sentimenti, per
arrivare ad una semplice condivisione materiale, per quanto valida ed efficace
possa essere. Si tratta della proposta più impegnativa che ci possa essere,
quella di Dio stesso, che viene ad offrire a ciascuno di noi un cammino di
liberazione dai nostri idoli ed ad insegnarci ad amare. Questo impegna tutto il
nostro essere, che si trova così riunificato. Allora, potremo vincere le nostre
paure ed i nostri egoismi per essere attenti ai nostri fratelli e servirli.I nostri idoli ci insidiano da molto vicino; sono la
nostra ricerca, individuale e comunitaria, di ricchi o di poveri, dei beni
materiali, del potere, della reputazione, del piacere, considerati come fini a
se stessi. Servire questi idoli rende schiavo l'uomo e povero il pianeta (cf. n. 25). L'ingiustizia profonda subita da colui che non
dispone del necessario, risiede precisamente nel fatto che egli è obbligato,
spinto dalla necessità, a ricercare innanzitutto questi beni materiali.Il cuore del povero Lazzaro è più libero di quello del
ricco malvagio e Dio, attraverso la voce di Abramo, non chiede soltanto al
ricco di condividere la mensa con Lazzaro, ma gli chiede di cambiare il suo
cuore, di accettare la legge dell'amore per diventare suo fratello (cf. Lc 16, 19 ss.). E
liberandoci dai nostri idoli che Dio consentirà non solo che il nostro lavoro
trasformi il mondo, accrescendo i diversi tipi di ricchezza, ma soprattutto
farà in modo che il lavoro stesso venga inteso come servizio a tutti gli
uomini. Il mondo, allora, potrà ritrovare la sua bellezza originale, che non è
unicamente quella della natura il giorno della Creazione, ma quella del
giardino mirabilmente lavorato e reso fertile dall'uomo, al servizio dei suoi
fratelli, alla presenza amorevole di Dio e per amore suo.
" "Contro la fame cambia la vita",
è il motto nato in ambienti ecclesiali e che indica ai popoli ricchi la via per
diventare fratelli dei poveri... "
66. Il cristiano, là dove Dio lo ha posto nel
mondo, risponderà all'appello di colui che ha fame ponendosi seriamente delle
domande circa la propria stessa vita. L'appello di colui che ha fame spinge
l'uomo a interrogarsi sul senso e sul valore della sua attività quotidiana.
Cercherà di vedere le conseguenze, prossime ed a volte più remote, del suo
lavoro professionale, volontario, artigianale, domestico. Misurerà la ricaduta,
molto più concreta e più ampia di quanto potesse ritenerla, dei suoi atti,
anche di quelli più ordinari, e dunque della sua effettiva responsabilità. Esaminerà
la gestione del suo tempo, che nel mondo attuale, per difetto o per eccesso,
provoca tante sofferenze; per esempio, nel caso della disoccupazione, può
diventare un fattore altamente distruttivo. Aprirà gli occhi della mente e del
cuore e, se saprà cogliere l'invito rivolto da Dio a tutti gli uomini, si porrà
con regolarità, discrezione ed umiltà all'ascolto e al servizio di chi è nel
bisogno. E questo un richiamo rivolto in particolar modo a coloro che il
linguaggio corrente definisce " i responsabili ".
San Paolo ribadisce, e non a caso, che " Gesù Cristo..... da ricco che era si è fatto povero per voi
" (2 Cor 8, 9). In effetti, Egli voleva renderci ... nell'ascolto di Dio
L'ascolto di Dio richiede del tempo, con Dio e per
Dio. E la preghiera personale: essa sola consente all'uomo di mutare il proprio
cuore e, di conseguenza, il proprio agire. Il tempo dedicato a Dio non è tolto
ai poveri. Una vita spirituale forte ed equilibrata non ha mai distolto alcuno
dal servizio dei suoi fratelli. E se San Vincenzo de'
Paoli (, 1660), famoso per il suo impegno in favore
dei diseredati, diceva: " Lascia la tua preghiera se tuo fratello ti
chiede una tazza di tisana ", non bisogna scordarsi che il santo pregava
circa sette ore al giorno e trovava nella preghiera il sostegno al suo agire.
Cambiare vita...
Infine, l'uomo, che così accetta di mutare il suo
modo di vivere per cercare di conformarsi a quello che Dio stesso ci ha
mostrato nelle parole di Cristo, e che riflette sulle conseguenze della sua
attività — quale che essa in apparenza sia, importante o insignificante — si
metterà in tal modo al servizio del bene comune, della promozione integrale di
tutti gli uomini e di ogni singolo uomo.
...per cambiare la vita 69. Liberato progressivamente delle sue
paure e delle sue ambizioni puramente materiali, illuminato sulle possibili
conseguenze dei suoi propri atti, quale che sia il suo ruolo, l'uomo, che così
accoglie la presenza di Dio in tutti gli aspetti della sua vita, diventerà un
operatore della civiltà dell'amore. Discretamente, in profondità, il suo lavoro
assumerà il carattere di una missione, nella quale si farà obbligo di
esercitare e sviluppare i suoi talenti, di contribuire alla riforma delle
strutture e delle istituzioni, di avere un comportamento esemplare, che
inciterà il suo prossimo ad agire parimenti, e di porsi al servizio della dignità
dell'uomo e del bene comune.
Le circostanze della vita fanno sì che un tale
approccio al lavoro venga considerato impossibile. Ma l'esperienza dimostra che
anche in situazioni apparentemente senza via d'uscita, ciascuno ha sempre un
seppur piccolo margine di manovra, e che le sue scelte hanno un'importanza
concreta, sia per i suoi simili sul posto di lavoro, come pure per il bene
comune. Ciascuno, in un certo senso, è responsabile degli altri.94 E unodei segnali dell'appello
all'amore che Dio non cessa di far riecheggiare. In circostanze a volte
difficili, che possono addirittura provocare sofferenze prossime alla
testimonianza-martirio, ciascuno deve trovare sostegno nella forza di Dio, che
ci promette il suo aiuto se noi lo poniamo al centro della nostra vita,
compresa quella attiva.
" Coraggio, popolo tutto del paese, al
lavoro, perché io sono con voi... ed il mio Spirito sarà con voi, non temete
" (Ag 2, 4-5). Il cristiano lotta contro le
" strutture di peccato " e si fa addirittura strumento della loro
distruzione. Pratiche tanto deleterie sul piano dello sviluppo economico e
sociale saranno allora meno diffuse. Nelle regioni ove i cristiani, con
coraggio e determinazione, coinvolgeranno uomini di buona volontà, la miseria
potrà cessare di progredire, le abitudini di consumo potranno mutare, potranno
realizzarsi riforme, la solidarietà svilupparsi e la fame arretrare.
Sostenere le iniziative
Per tutto il corso della storia della Chiesa, dai
diaconi degli Atti degli Apostoli (cf. At 6, 1 ss), fino ad oggi, vi sono stati uomini e donne
straordinari,95 ordini religiosi e missionari, associazioni di cristiani laici,
istituzioni ed iniziative ecclesiali, che hanno cercato di aiutare i poveri e
gli affamati. Hanno combattuto la sofferenza e la miseria sotto tutte le loro
forme, in obbedienza a Cristo.
Ciascuno è chiamato a partecipare a questa azione.
Ciascuno, a seconda delle sue condizioni di vita, della sua posizione nel mondo
e nel suo ambiente circostante, deve tradurre in azioni questo appello
all'amore che Dio ci trasmette tramite la presenza dei nostri fratelli che
hanno fame. La meravigliosa varietà umana, nella diversità delle culture,
comporta una molteplicità di impegni e missioni.
E il caso, dunque, che ogni cristiano favorisca le
diverse iniziative locali.
La chiamata alla missione nella quotidianità di
ogni cristiano
71. Il cristiano è al servizio dei suoi fratelli,
in tutti i campi della sua attività e della sua vita. L'amore operoso è un
appello rivolto a tutti i cristiani nel loro lavoro quotidiano, come pure nelle
loro iniziative personali. L'impegno del cristiano, al pari delle sue azioni
umanitarie e caritative, proviene dalla stessa chiamata alla missione.
Nella loro attività professionale, come pure in
quella di volontariato o nel lavoro domestico, spesso notevole, l'uomo e la
donna sono chiamati a vivere la stessa missione, quella di annunciare e servire
Il cristiano cercherà di affidare tutte le proprie
azioni nelle mani di Colui che parla direttamente al nostro cuore per bocca di
ogni povero. Il cristiano, trascinatore di uomini di buona volontà, con i quali
condivide i valori umani fondamentali, dovrà vigilare a che il suo agire
personale e quello dei suoi fratelli cristiani, rimanga ispirato alla Parola di
Dio e radicato nella vita divina, in unione con
Il cristiano troverà il suo continuo sostegno
nella preghiera alla beata Vergine Maria, orante ed
agente in uno stesso movimento di servizio incondizionato a Dio ed agli uomini.
Città del Vaticano, Palazzo San Calisto, 4 ottobre 1996, Festa di San Francesco d'Assisi.